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venerdì 16 settembre 2022

Andrew Marvell

 DEFINIZIONE DELL’AMORE

 

Il mio amore è per nascita raro

Come nobile e strano il suo oggetto:

Fu la Disperazione a generarlo

Unita all’Impossibile.

 

Solo Disperazione, generosa,

Poteva concedermi così divina cosa

Dove la flebile Speranza poté solo

Volare invano sbattendo le ali finte.

 

Eppure, quando presto potrei giungere

Dove la vasta anima mia è impressa,

La Sorte spinge il suo cuneo di ferro

E lo tiene ben infisso nel mezzo.

 

La Sorte vede con occhi gelosi

E due amori perfetti non fa unire:

Sarebbe sua rovina quell’unione

E alla sua tirannia porrebbe fine.

 

Perciò i suoi decreti d’acciaio

Ci pongono a quegli opposti poli  

(Pur se un mondo d’amore intorno ci gira)

Impediti fra loro ad abbracciarsi;

 

Finché il cielo stordito non cada

E la terra di nuovo sconvolta non si spacchi

E, per unirci, il mondo intero

Non sia schiacciato in un planisfero.

 

Come linee, anche obliqui amori

Ad ogni angolo possono incrociarsi,

Mentre i nostri, perfette parallele,

Pur infiniti non s’incontreranno mai.

 

Perciò l’amore che così ci lega,

Ma che la Sorte invidiosa separa,

È la congiunzione della mente

Ma l’opposizione degli astri.


Traduzione di F. D.

mercoledì 1 maggio 2019

Andrew Marvell


DEFINIZIONE DELL’AMORE

Il mio amore è per nascita raro
Come nobile e strano il suo oggetto:
Fu la Disperazione a generarlo
Unita all’Impossibile.

Solo Disperazione, generosa,
Poteva concedermi così divina cosa
Dove la flebile Speranza poté solo
Volare invano sbattendo le ali finte.

Eppure, quando presto potrei giungere
Dove la vasta anima mia è impressa,
La Sorte spinge il suo cuneo di ferro
E lo tiene ben infisso nel mezzo.

La Sorte vede con occhi gelosi
E due amori perfetti non fa unire:
Sarebbe sua rovina quell’unione
E alla sua tirannia porrebbe fine.

Perciò i suoi decreti d’acciaio
Ci pongono a quegli opposti poli  
(Pur se un mondo d’amore intorno ci gira)
Impediti fra loro ad abbracciarsi;

Finché il cielo stordito non cada
E la terra di nuovo sconvolta non si spacchi
E, per unirci, il mondo intero
Non sia schiacciato in un planisfero.

Come linee, anche obliqui amori
Ad ogni angolo possono incrociarsi,
Mentre i nostri, perfette parallele,
Pur infiniti non s’incontreranno mai.

Perciò l’amore che così ci lega,
Ma che la Sorte invidiosa separa,
È la congiunzione della mente
Ma l’opposizione degli astri.


Traduzione di FD


lunedì 22 gennaio 2018

Andrew Marvell

DEFINIZIONE DELL’AMORE

Il mio amore è per nascita raro
come nobile e strano il suo oggetto:
fu la Disperazione a generarlo
unita all’Impossibile.

Solo Disperazione, generosa,
poteva concedermi così divina cosa
dove la flebile Speranza non poteva
volare invano sbattendo ali finte.

Eppure quando presto potrei giungere
dov’è impressa la mia vasta anima,
la Sorte spinge il suo ferreo cuneo
e lo tiene ben fisso nel mezzo.

La Sorte che vede con occhi gelosi
due amori perfetti non li lascia unire:
sarebbe sua rovina quell’unione,
porrebbe fine alla sua tirannia.

Perciò i suoi decreti d’acciaio
ci pongono agli opposti poli  
(pur se un mondo d’amore gira intorno a noi)
impedendo il nostro abbraccio;

finché il cielo stordito non cada
e la terra di nuovo sconvolta non si spacchi
e, per unirci, il mondo intero
non sia schiacciato in un planisfero.

Come linee, obliqui, gli amori
a ogni angolo possono incrociarsi
mentre i nostri, perfette parallele,
pur infiniti non s’incontrano mai.

Perciò l’amore che così ci lega,
ma che Sorte invidiosa separa,
è la congiunzione della mente
e l’opposizione degli astri.

Traduzione di FD

lunedì 20 giugno 2011

Andrew Marvell

DIALOGO FRA L’ANIMA E IL CORPO

Anima
Chi rialzerà da questa prigionia
un’anima costretta a esser schiava
in mille modi? Con catenacci d’ossa,
incatenata ai piedi, con le mani
ammanettate, qui accecata a un occhio,
là assordata da rulli di tamburi
ad un orecchio. Un’anima legata
da catene di nervi arterie e vene
e, oltre ogni altra parte, torturata
in una testa vuota e un cuore doppio.

Corpo
Chi mai potrà liberarmi del tutto
dai ceppi di quest’anima tirannica?
Ergendosi m’impala ad un’altezza
che mi fa il precipizio di me stesso,
eccita e spinge quest’inutile carcassa
(come neanche una febbre lo potrebbe).
Volendo un dove per provare il suo livore
mi diede vita per farmi morire.
Un corpo che non ebbe mai riposo
posseduto da quel malvagio spirito.

Anima
Quale magia poté imprigionarmi
nel dolore di un altro da patire
dove per ogni cosa che lo affligge,
anche se non potrei, provo dolore?
Tutta la mia attenzione è dedicata
a difendere quel che mi distrugge –
obbligata non solo a sopportare
il male ma di peggio: la sua cura –
e pronta spesso a guadagnare il porto
nella salute torno a naufragare.

Corpo
Ma la Fisica non potrà comprendere
le malattie che tu stessa mi insegni:
prima tra tutte mi strazia il crampo
della speranza e subito lo spasmo
della paura; la peste dell’amore
brucia, o divora l’ulcera dell’odio;
la follia lieta della gioia mi confonde,
m’irrita invece la follia del dolore;
questo la conoscenza costringe a sapere,
né la memoria vi vuol rinunciare.
Che cosa con arguzia se non l’anima
poteva farmi così adatto al peccato?
Gli architetti così tagliano e squadrano
i verdi alberi cresciuti nella foresta.

Traduzione di Francesco Dalessandro


Andrew Marvell, Selected Poems, Oxford University Press, 1994

lunedì 4 aprile 2011

Andrew Marvell

ALLA SUA DONNA RITROSA

Se Mondo e Tempo bastassero, questa
tua ritrosia non sarebbe un delitto.
Siederemmo pensando dove andare
a passare il lungo giorno d’amore.
Sulle sponde del Gange tu potresti
trovare rubini, io sulla corrente
dell’Humber andrei a lamentarmi.
Dieci anni prima del diluvio t’amerei
e tu, volendo, potresti negarti
fino alla conversione degli ebrei.
Il rigoglioso amore crescerebbe
più vasto d’un impero e più lento.
Cento anni passerebbero a lodare
i tuoi occhi e a fissare il tuo viso.
Duecento per adorare i tuoi seni
e trentamila per tutto il resto.
Un’età intera per ciascuna parte
e l’ultima svelerebbe il tuo cuore.
Perché, signora, tutto questo meriti
né io a più basso prezzo t’amerei.
Ma dietro le spalle odo il carro
alato del tempo avvicinarsi veloce
e davanti a noi vedo le deserte
distese di una vasta eternità.
Perderai per sempre la bellezza
e sotto la volta di marmo non udrai
più l’eco del mio canto; solo i vermi
metteranno alla prova la purezza
lungamente difesa; sarà polvere
il tuo bizzarro onore, la mia brama
cenere. Luogo intimo e grazioso
la tomba, ma non là voglio abbracciarti.
Mentre sul tuo incarnato la rugiada
della giovinezza indugia ancora
e lo colora, mentre da ogni poro
la tua anima avvampa di voglie,
ora che possiamo, godiamoci la vita;
e affrettiamoci, come sparvieri
appassionati, a divorare il tempo
anziché patire schiacciati
dalle sue lente fauci. In una sola
sfera saldiamo forza e dolcezza,
e con dura lotta strappiamo il piacere
tra i ferrei cancelli della vita.
Se non possiamo fermare il sole,
facciamolo correre più veloce.

Traduzione di Francesco Dalessandro

Andrew Marvell, Selected Poems, Oxford University Press, 1994