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lunedì 18 gennaio 2016

Rosa Salvia

DUE POESIE DEDICATE, II

Questa pietra non termina e non muta
bucando come aghi i miei occhi
che mi soffocano di petali sfogliati.

La tua assenza, Beppe, le parole non dette,
le cerco, le bacio, le rompo, sillabe, vocali,
amanti, sorelle,
le ascolto             nei tuoi versi
obbedienti a un respiro magico ed occulto.

Mi indicano le strade e i viali
dove corro,
in quella parte di cielo che non ha
tramonti,
dove ogni cosa è più forte dell’uomo,
dove nascondo all’alba
le mie lacrime,

dove tu mi consoli

da Dolore dei sassi, Puntoacapo, 2015

venerdì 20 novembre 2015

Rosa Salvia

UN SOTTILE SCRUTARE


XV

Va’, naviga per me,
e non voltarti mai,
disse la pietra che guardava.


XVI

Il nàutilo fioriva e fluiva,
pervasivo ed evasivo
come l’esperienza.


XVIII

L’alluvione:
tutto ghiacciato in una foto,
tutto bruciato in un lampo.


XXI

Mio caro Giobbe
la tua pazienza fa fiorire
persino le pietre!


XXII

L’audacia della ragione sta nel
riconoscere che c’è un’infinità di cose
che la sorpassano.


XXIV

Il senso dell’ironia
e dell’auto-ironia
sono una garanzia di libertà.


XXV

Il dolore dei Sassi era tanto
vicino
da poterlo toccare con le mani.


Da Dolore dei Sassi, Puntoacapo, 2015

mercoledì 18 novembre 2015

Rosa Salvia

UN SOTTILE SCRUTARE


VII

Nell’ insensibilità si annida
il caos –
così la parola innocente appare
stolta
e una ragnatela acceca la finestra
sino al millimetro; lentamente,
lentamente.


X

Stanca di quelli che si presentano
con parole, parole,
ma nessuna lingua,
mi son messa a inseguire il suono della luce
nel libro degli alberi.


XI

Capovolto
il pensiero
scivola
in un mondo
tagliato a strisce,
sforbiciato con precisione,
tra raffiche di vento
nel crudo gioco delle stagioni.


XII


Pina Bausch nuota incontro alla danza
e scuote via l’acqua
dal suo petto di cigno.


XIII

Primo vagito.
La melagrana che ha spaccato
era piena di stelle.


XIV

Gli alberi sussurravano:
le foglie bevevano il vento.
E dal vuoto sorse a nuoto la luna.


(segue)

Da Dolore dei Sassi, Puntoacapo, 2015

lunedì 16 novembre 2015

Rosa Salvia

UN SOTTILE SCRUTARE


I

Sarà la voce
dei nostri amici morti
o la tramontana
che penetra nelle ossa
e le consuma?


II

Se annotta
se albeggia
rimane in preghiera
il crisantemo.


III

Lucidi specchi
nel tuo tempo di neve
splendevano i ghiaccioli –

Tu li raccoglievi
nel grembo della mano
rossa di freddo:
suono duro della realtà
contro i tuoi candidi, candidi sogni.


IV

Oh, il fiume Basento della tua infanzia
che risali e passi e guadi,
mai lo smarrisci: acqua con acqua
come gabbiani voi due vi cullate!


V

Sul fiume, a sera, scoppia un clamore:
fughe d’ali, pigolii, tremolii d’onde…

Perché tanto trambusto?

Si accende un disco sulle acque nere:
è la luna che s’alza e viene a bere.


VI

Sul fiume c’è una barca:
ha i remi rotti –

scendi…
esplori il relitto…
carezzi ogni fessura
e aspetti
che un gabbiano si posi
dentro il legno cavo
e scaldi in tal modo
quel nido selvaggio.



(segue)

da Dolore dei Sassi, Puntoacapo, 2015

lunedì 4 febbraio 2013

Rosa Salvia


LA PAROLA È UN’ARGENTEA COPPA

La parola è un’argentea coppa:
intatti, precisi gli attimi
si posano – 
è un movimento d’acqua cui è stata
data forma,
un diagramma,
un disegno d’aria sottile – 

È armonia dei contrari,
alchimia della somiglianza – 

Oltre, il pensiero muore,
e tuttavia resta incorrotto
come un animale pietrificato, o meglio,
come il cristallo
corpo luminoso che brilla,
fermo orizzonte dell’immagine,
all’incrocio del tempo e dell’eterno,
enigma del vero.

Da Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, La vita felice, 2012