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mercoledì 12 marzo 2025

Silvia Bre

 

AVEVAMO PENSATO BASTASSE ESSERE VIVI

 

                                         William Turner, La nave negriera

 

Avevamo pensato bastasse essere vivi

alta tra le mani mulinanti l’ambizione incendiaria

pensavamo che quel nuotare vivi bastasse

a entrare nelle menti, essere visti

nero fiore dell’acqua nella notte, nello sciame di onde,

orde, eserciti di mare contro paia d’occhi pronti

a sparire, entrare a corpo morto nel nero delle menti

di bianco solo il bianco dell’occhio. Nessuno mai

riposa in pace sul fondo di menti senza pace

il vostro eterno il nostro

la perla dell’occhio svuotato dai pesci

cinque metri più sotto.

 

Da Le campane, Einaudi, 2022

lunedì 10 marzo 2025

Silvia Bre

 

 IN QUESTO SONNO RACCOLGO LA MIA POLVERE

 

In questo sonno raccolgo la mia polvere

se la mano distesa ancora manca

di franare nell'unica quiete

e la parola innata non significa

ma scendo sempre ancora

nel quieto darsi a lei del mio pensare,

mentre dormo la vita ancora sogno

la quiete che mi accerchia e sta sospesa

 

da Le campane, Einaudi, 2022

venerdì 7 marzo 2025

Silvia Bre

È DA LONTANO CHE VIENE

 

 

È da lontano che viene, e non per noi

 

arriva e fa pensare che fosse qui

da prima

e prima di muovere commuove

mentre sembra che cada

come accade a noi

stessa voglia di spazi, stesso firmamento

da rinchiudere perché stia vicina

perché sia imprendibile.

 

È l’origine. Noi

ci industriamo, ma siamo senza voce

verso lei,

senza più armi

come le stelle contro il loro buio

in pace

dentro una differenza che uguaglia

 

la parte per il nulla.

 

 

Da Le campane, Einaudi, 2022

 


mercoledì 5 marzo 2025

Silvia Bre

 

SE IL NOSTRO LUOGO È DOVE

 

Se il nostro luogo è dove

il silenzioso guardarsi delle cose

ha bisogno di noi

dire non è sapere, è l’altra via,

tutta fatale, d’essere.

Questa la geografia.

Si sta così nel mondo

pensosi avventurieri dell’umano,

si è la forma

che si forma ciecamente

nel suo dire di sé

per vocazione.

 

 

Da La fine di quest’arte, Einaudi, 2015

lunedì 3 marzo 2025

Silvia Bre

 

BEATO IL MIO VICINO


Beato il mio vicino che dalle sue finestre
coglie con gli occhi i fiori che io curo,
i colori che veglio dal buio della casa.
Io penso a togliere le foglie secche
a dare l’acqua ai vasi appena serve,
devo sempre patire quando un giorno
vedo che sono morti eternamente.
Per lui sono soltanto vivi, solo belli,
non ha bisogno di saperne i nomi
per imparare come amarli meglio.
Beato lui, il vicino,
che chiama il mio balcone il suo paesaggio
e che di fronte a sé tra strada e cielo
vede distintamente il mio destino.


Da Marmo, Einaudi, 2007

mercoledì 8 marzo 2023

Silvia Bre

NON È L’ANNIVERSARIO DI UN’ASSENZA

 

                                   a Beppe Salvia

 

Non è l’anniversario di un’assenza –

è che ti trovo qui nei miei pensieri

come un custode fermo sulla porta

che dà sul mondo e sugli ingressi scuri,

con l’aria di chi ascolta una parola.

Noi ti pensiamo.

Andartene fu un ordine severo

al quale continuiamo ad obbedire –

siamo rimasti qui, dove ogni tanto

si nomina il tuo nome,

dove hai lasciato a respirare i versi:

stiamo al tuo posto – eredi di una sedia –

tra le cose. Ancora non sappiamo

quale male fu tuo che non è nostro.

 

Da Le barricate misteriose, Einaudi, 2001

venerdì 3 febbraio 2023

Silvia Bre

 IN QUESTO SONNO RACCOLGO LA MIA POLVERE


In questo sonno raccolgo la mia polvere

se la mano distesa ancora manca

di franare nell'unica quiete

e la parola innata non significa

ma scendo sempre ancora

nel quieto darsi a lei del mio pensare,

mentre dormo la vita ancora sogno

la quiete che mi accerchia e sta sospesa


da Le campane, Einaudi, 2022

venerdì 7 ottobre 2022

Silvia Bre

 È DA LONTANO CHE VIENE

 

 

È da lontano che viene, e non per noi

 

arriva e fa pensare che fosse qui

da prima

e prima di muovere commuove

mentre sembra che cada

come accade a noi

stessa voglia di spazi, stesso firmamento

da rinchiudere perché stia vicina

perché sia imprendibile.

 

È l’origine. Noi

ci industriamo, ma siamo senza voce

verso lei,

senza più armi

come le stelle contro il loro buio

in pace

dentro una differenza che uguaglia

 

la parte per il nulla.

 

 

Da Le campane, Einaudi, 2022

 

lunedì 14 marzo 2022

Silvia Bre

 L'APPARIRE DI SPARSI MOVIMENTI



L’apparire di sparsi movimenti

del sole, delle strisce lunari

 

poi nella loro luce gli animali

tra foglie tutte nuove

disegni, come i gesti delle fate

e dei maghi

 

discendere da loro

in un destino

 

nel fumo

 

negli spazi

 

essere stati il futuro di qualcuno


da Le campane, Einaudi, 2022

 

venerdì 25 febbraio 2022

Silvia Bre

 

                                                         Bergamo

 

Pensala, inclusa nel corpo penitente

girato sotto per coprirsi con la schiena, in fuga

e tra le braccia la luce fragorosa che s’impenna

la parola eretica. Poi la segui, è un fiato.

Vuole che i suoi raggi s’impalino

e con il corpo fuso al mondo nascere domani

o non morire mai, così come beatitudine vorrebbe.

La musa del presente viene meno.

 

 

Ora monta la scia dei veggenti, hanno portato

la vampa stregata nelle ciglia l’attimo prima,

hanno saputo, e vanno, geni dell’aria estesa

alla primavera ossidrica, ai campi bestemmiati

che sbranano l’ombra, un colosso glaciale li guida

nel beta, nell’alpha, e poi l’occhio eterno.

 

 

E tu mantieni l’attimo soltanto, la gabbia chiusa, l’angelo

col fiato rotto in ogni gola, pensa nuovamente

questo guarire in trasparenza dove il cielo

sa il credo del tuo dolore e cedi alla miseria alata,

già ti devasti.

 

 

Da Le campane, Einaudi 2022

lunedì 14 febbraio 2022

Silvia Bre

 

                                                                      William Turner, La nave negriera


Avevamo pensato bastasse essere vivi

alta tra le mani mulinanti l'ambizione incendiaria

pensavamo che quel nuotare vivi bastasse

a entrare nelle menti, essere visti

nero fiore dell'acqua nella notte, nello sciame di onde,

orde, eserciti di mare contro paia d'occhi pronti

a sparire, entrare a corpo morto nel nero delle menti

di bianco solo il bianco dell'occhio. Nessuno mai

riposa in pace sul fondo di menti senza pace

il vostro eterno il nostro

la perla dell'occhio svuotato dai pesci

cinque metri più sotto.


da Le campane, Einaudi, 2022

lunedì 7 febbraio 2022

Silvia Bre

 ANCHE ORA S'INCRINA UNA FESSURA


Anche ora s'incrina una fessura

tutto il cosmo che passa è

metallo fuso, un ritratto tanto uguale a qualcosa

che mi esalta, creare un gorgo e poi esserne inclusa.

Ma vale

questa pena di girare

l'ingombro di me stessa, il consumarsi

del sasso che si saluta a ogni urto dell'acqua

e da fermo congiura con la fine.

Così esclamava un'aquila là in alto

proclamava le montagne

urlava il cielo, tutto il corpo terreno che si alza.


da Le campane, Einaudi, 2022



Silvia Bre ci ha abituati a libri scarni e diradati nel tempo; libri però che incidono profondamente nella sensibilità del lettore avveduto. Contrariamente alla prassi utilizzata in questo blog, raccomando calorosamente questo suo ultimo, appena reso disponibile per chi ama la poesia. Si tratta di un'opera di grande intensità e comprensione, con tante poesie di non sorprendente maturità che si leggono "con il cuore in tumulto con cui senti / il cuore di qualcuno".

venerdì 2 agosto 2019

Silvia Bre


LA NOTTE SUI MURI SCRIVO


La notte sui muri scrivo
nella corte bianca senza giudici, quando l’occhio si taglia
perché il piombo fiammeggi a calori argento mentre vedo.
Entrasse almeno nella bocca. Io parlo invece
l’artificio, dico il pugnale che baratta
il luogo con un altro
questo comparto industriale smesso dove pascoli
dove si bela tra la ruggine e il tetano negli scoli
e sono così poco che amo anche questo
allucinare senz’alba
mentre spazia una solitudine lunare.
Mi si dica, lo chiedo in ginocchio,
dica qualcuno in tempo che c’è una figura, un’ombra
un gesto di pietà da offrire a un altro
a chiunque, e qualcuno lo farà o lo ha fatto
in un tempo astrale senza saperlo.

(inedita)

venerdì 10 maggio 2019

Silvia Bre




                                                    Per l’attimo in cui non han saputo
                                                                  più chi erano
                                                                 e hanno lasciato entrare in loro tutti.



Da qui la riva è una fantasia, un fantasma
che ci ha deposto al largo per lasciarsi guardare

e intanto si rintana sul fondale, il mare
invade tutto il lago.

Ad avvistare la scena
solo queste parole.

(inedita) 




venerdì 3 maggio 2019

Silvia Bre


Einstein


Così, e va fatto ancora, stare nel buio
e cavarne un linguaggio, orientarsi 
tra misure sterminate, il bandolo                  
come sempre solo il gesto, 
l’atto più oscuro. A volte senti   
proprio nell’aria, proprio
nelle orecchie l’inizio che aspetta 
e intanto cuce e traccia, 
fonda lo spazio, senza dimenticare 
mentre fai che l’oceano dove stai
non è mai altro, è l’universo 
e sa la tua presenza.

(inedita)

lunedì 15 aprile 2019

Silvia Bre



ROSA, RETTA DA UN VELO, LA VERTIGINE DI SPINE

Rosa, retta da un velo, la vertigine di spine
fa un cerchio che imprigiona e dopo uccide,  
queste sirene che dicono la guerra
girando intorno alla stessa vita e scambiano il suo nome.          
Vai a continuare, vai a finire l’opera oltre i confini.
L’istinto del pensiero può placarsi.
Specchiarsi in queste parole è il paradiso.   


(Inedita)                   


lunedì 9 novembre 2015

Sivia Bre

LA POCA LA POVERA COSA

La poca la povera cosa
si mette davanti, s’imposa
come una donna nascosta
in un velo da sposa.

E io maledetta che ho scelto
la sua parte, quel buio senza ritegno
in cui cadere,
la fine di quest’arte.



Da La fine di quest’arte, Einaudi, 2015

venerdì 6 novembre 2015

Silvia Bre

ENTIERRO

                                        Dal 5 agosto al 13 ottobre 2010
                                        trentatré minatori sono rimasti sepolti
                                        nella miniera San José do Copiacó (Cile).


Fiore che si depone
ai propri piedi
e con il collo piegato dai raggi
devasta tutte le scene,
ecco che noi sorgiamo
eloquenza della pena
incatenati
dove l’aria sovverte il respiro
in archi tanto acuti che si muore
e la caduta è libera di cominciare.



Estamos bien nella terra che ci mangia
per atroce diritto, la radice da cui siamo
fuoriusciti di testa dentro il tempo
violento del cielo
quello del glicine
che si torce un braccio alla volta tra i sibili
e sale lungo le bianche sere
sulle notti, finché sboccia
crollando azzurro nel suo aprile.
Qui è nero, s’inala attesa
ed è una festa di ubriachi
estasiati dall’umido della vena gonfia
suoi globuli
al ristagno nella quinta essenza
al bordo di tutte le vite.
Che storia godere da vivi la fama dei morti:
ogni momento sta naturale nella sua purezza
come piombato in un emblema d’oro
ogni parola pesa il suo giusto
che è miracoloso –
ha nevicato in tutti noi oggi
perché qualcuno ha bisbigliato neve.
I nostri giorni adesso
sono vostri, son tornati da voi
i lontani –
noi ci accostiamo insieme
al denso cuore che rallenta
un’ala profumata leva le mani dalle facce
e sotto resta l’occhio
la nuda qualità che ci è propria
ci siamo noi nella povera luce.
Estamos bien qua sotto
come bambini nella disobbedienza
con questo senso che nel cervello
dorme e si sveglia al fondo
di un silenzio minerale –
il nome che ci detiene urla da solo
tatuato sui muri.
Nell’antro stretto il pensiero s’incurva
tanto vicino ai corpi da sembrare
uno specchio che ci osserva
è come se quello che diciamo
fosse ciò che prega d’esser detto
per rimanere intorno
come una stagione –
uno splendore minimo incendiarsi
allucinati non troviamo altro
lampi
dell’estate in un sudario.
Pare impossibile a quelli che eravamo
e ancora spostano i piedi scorticati
calmi nella memoria della terra
amandone la forma con le mani.
Noi cambiamo.
A turno uno veglia
ripara nella solitudine la tana
più insicura, la figura del vivere
mentre si sfalda teneramente, mentre
il fuori arriva. E molti dormono
tuffati nel guscio aperto
dove i mondi si urtano uno con l’altro
come all’ombra di un sole.
L’aria che ci respira è inesauribile.
Così lontani non torneremo mai –
ci riusciranno altri
quelli che stanno muti in fila per salire
sradicati come gli esuli, gli spaesati
i nati appena.

Da La fine di quest’arte, Einaudi, 2015


mercoledì 4 novembre 2015

Silvia Bre

SE IL NOSTRO LUOGO È DOVE

Se il nostro luogo è dove
il silenzioso guardarsi delle cose
ha bisogno di noi
dire non è sapere, è l’altra via,
tutta fatale, d’essere.
Questa la geografia.
Si sta così nel mondo
pensosi avventurieri dell’umano,
si è la forma
che si forma ciecamente
nel suo dire di sé
per vocazione.


Da La fine di quest’arte, Einaudi, 2015

venerdì 28 febbraio 2014

Silvia Bre

OGNUNO VUOLE AVERE IL SUO DOLORE

Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c’è persa nell’aria della vita
un’altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d’esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
È questo. È rimanere
qui a sentire come adesso
l’onda che sale nelle nostre menti
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d’un cieco
dimentica l’azzurro che non vede.

Da Marmo, Einaudi 2007