OCTAVIUS
venerdì 24 ottobre 2025
Luigi Picchi
mercoledì 22 ottobre 2025
Luigi Picchi
PLINIUS MINOR
lunedì 20 ottobre 2025
Luigi Picchi
QUASI UN PROEMIO
Tutta
la vita in monastero,
dove
non ho fatto che copiare
la Naturalis
Historia.
Mai
viaggiato, mai
lasciata
l’abbazia
e
fuori dallo scriptorium
solo
il breve cammino
del
chiostro, gli ambulacri,
le
ore in coro, le meditazioni
e
le penitenze in cella.
Ora,
sereno, mi preparo
a
morire.
Porterò
a Dio la voce
d’un
uomo che ha raccontato
il
mondo, la storia.
Di
questo universo
mi
sento pieno,
come
la Sua mente
prima
dell’inizio
di
tutto.
Così
in me è cresciuta
una
cattedrale di parole
e
cose dove Dio riposa
e
siede sovrano.
A
Lui solo offro
questo
codice,
scrigno
di conoscenze,
in
attesa della firma
definitiva.
da Antiqua
lux, Moretti & Vitali, 2018
lunedì 31 ottobre 2022
Luigi Picchi
IMPERATOR
Queste immense pianure e foreste
sono lo spazio della tua angoscia,
così le vaste stelle.
Qui ed ora devi fermarti, stare,
restare.
Qui ed ora, fedele al tuo posto,
al tuo incarico, al tuo carico.
Anche questa mattina passerai
in rassegna le legioni (ti basteranno
i loro sguardi fieri, la loro fedeltà).
Questo è il tuo regno,
anche tu soldato, servitore
d'un sogno troppo grande
e ormai vecchio.
Diligente compilerai tutti i registri,
i bilanci (è questo un rito che salva).
L'Impero è allo sfascio ormai
e tu sei solo una semplice sentinella,
un'anima vegliante, lo sguardo
d'un Dio che scruta il suo stesso
orizzonte.
da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2019
venerdì 28 ottobre 2022
Luigi Picchi
OCTAVIUS
A Ovidio
Avresti potuto piangere Teutoburgo,
le tre legioni decimate, la cupa battaglia,
la ferocia nemica, il coraggio dei nostri.
E invece hai offeso il principe, irridendo
il suo giusto dolore, la sua tristezza di padre.
Giusto castigo, allora, il tuo esilio!
da Antigua lux, Moretti & Vitali, 2019
mercoledì 26 ottobre 2022
Luigi Picchi
PLINIUS MINOR
I, 9
Un'assegnazione di toga virile,
poi fidanzamenti e matrimoni,
quindi dal notaio per un testamento,
un salto in tribunale e uno in Senato,
questo e altro occupa le sue giornate
e tutto sembra importante.
Ben diversa la campagna
(qui legge e scrive finalmente)
o quando lungo la spiaggia
trova una conchiglia e dentro
vi ascolta l'eco del mare
e sogna navigazioni, isole beate
e lassù, forse abitate, le stelle.
da Antiqua lux, Moretti e Vitali, 2018
venerdì 22 maggio 2020
Luigi Picchi
mercoledì 20 maggio 2020
Luigi Picchi
lunedì 4 maggio 2020
Luigi Picchi
So quello che direte di me: la follia,
l’intermittente lucidità della scrittura, il filtro
assassino, il demone della conoscenza,
il coraggio della Ragione, l’audacia del canto,
ma ben altra è la mia storia: non fu suicidio
la mia morte, ma vertigine, un precipitare
dalla rupe della Visione, un collassare
del pensiero dietro ad una Verità
sfuggita e terrificante. Fu in un lampo
la percezione dell’Inferno, l’eterna caduta,
la dannazione che dall’Angelo passa
all’Uomo.
Sì, vidi l’orrore che s’apre sotto le cose,
la voragine del male, l’orgia dei demoni,
il ghigno di Tifone, l’isteria delle Erinni.
All’improvviso tutto fu chiaro: la cacciata
dall’Eden, la colpa originale, la separazione
dal Dio, la ribellione sacrilega, l’empietà,
lo sfregio all’anima, la perdita della grazia.
Vidi l’anima non dissolversi nel nulla,
non disgregarsi in polline d’atomi, ma durare
oltre la morte come viva e ancora materiata
e rattrappirsi in se stessa, raggrinzirsi,
accartocciarsi in una dolorosa, disperata
e rabbiosa vergogna.
Vidi l’assurdità del clinamen, il vuoto
morale del Vuoto cosmico, un vuoto glaciale,
l’assurda danza degli atomi, il loro brulicare,
fermento di cagnotti e blatte. Vidi le anime
graffiarsi eterne, immerse nella morte,
una morte più atroce perché continua,
reiterata. Vidi il sangue, il ghiaccio,
il fango, lo sterco e le torture
delle anime.
Fu un eros mentale e spirituale a precipitarmi,
l’eros dell’anima che s’incendia per l’Idea
e arde e s’estingue in un Fuoco più fuoco
del pensiero e del canto. Una Venere celeste,
minervina trafisse di lancia la Venere terrestre
sull’altare della Verità. Precipitai nell’Ade
come roccia in frantumi e nella caduta ebbi
la Visione infernale.
Poi nel Limbo ritrovai
la quiete, mi riposai in una straziante
dolcissima malinconia e per decenni aspettai
Uno che doveva passare a liberarmi.
E l’Atteso arrivò lieve e luminoso, striato
di sangue lucente e il suo sguardo cancellò
ogni angoscia, fece leggera e pura l’anima
(una linfa purificatrice scorreva in me
fondendo cuore e pensiero, voce, battito,
respiro, canto). Mise ali all’anima e profeta
tra i profeti ascesi in un vortice di luce
e melodie prendendo posto nel coro
dei beati, come api ronzanti ebbre
nell’amato alveare.
Ora dite pure che sono stato il profeta
della Scienza, la Ragione liberatrice,
l’angoscia esistenziale, precorrendo Leopardi
e Schopenhauer e nella pazzia Nietzsche
Van Gogh, Hölderlin e Campana. Non importa:
le teorie dei professori non mi toccano né più
l’elogio d’altri poeti. Qui c’è luce infinita
e non l’inutile, freddo, morto vorticare
d’atomi destinati al nulla, qui non serve
la parola, qui c’è la Parola, qui non servono
il verso, il ragionamento, lo sforzo
della volontà che all’istinto s’oppone,
passione contro passione, qui c’è una pace
che è fermento, un silenzio che è musica
ed è finito il cercare, il perdere, la paura.
da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018
mercoledì 30 gennaio 2019
Luigi Picchi
venerdì 14 dicembre 2018
Luigi Picchi
venerdì 7 dicembre 2018
Luigi Picchi
da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018