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venerdì 24 ottobre 2025

Luigi Picchi

 OCTAVIUS

Per Valeria

*

Olea fragrans il profumo
del tuo candore, Valeria.

Api le tue parole.

*

Le tue meraviglie, Roma,
non valgono
i sorrisi e gli sguardi
di Valeria.

*

Maledetta neve!
M’impedisci
di vedere colei
che di te è più candida.

*
Non m’interessano le vostre cime,
Alpi, dove posano il piede solo gli dei.

Mi bastano questo pergolato, la sua ombra,
il laborioso ronzio delle api e questo epigramma
per Valeria.

*

Il tuo viso, Valeria,
è avorio nel gioco
della lucerna
e a me non resta
che scrivere un epigramma
alla tua malinconia.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

mercoledì 22 ottobre 2025

Luigi Picchi

 PLINIUS MINOR


II, 10

Indolente e cocciuto l’amico
Ottavio: valente poeta,
non si decide a pubblicare
quei suoi epigrammi, degni
di Marziale (già girano di bocca
in bocca per tutto l’Impero).
Qualcuno finirà per rubarglieli
e non bisogna poi contare
in un’edizione postuma
(gli amici hanno altro
da fare).

Prima della morte
è bene gettare le basi
del proprio monumento.

III, 1

Il cielo stellato sopra di lui
nell’armonia d’una vita regolare.
Questa la sua aspirazione.

Così ammira il vecchio Spurinna
che, lieto e sereno, trascorre
le giornate tra letture, conversazioni,
passeggiate, bagni, pranzi e cene
con amici, una partita di pallone
e infine la poesia.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

lunedì 20 ottobre 2025

Luigi Picchi

 QUASI UN PROEMIO

 

Tutta la vita in monastero,

dove non ho fatto che copiare

la Naturalis Historia.

 

Mai viaggiato, mai

lasciata l’abbazia

e fuori dallo scriptorium

solo il breve cammino

del chiostro, gli ambulacri,

le ore in coro, le meditazioni

e le penitenze in cella.

 

Ora, sereno, mi preparo

a morire.

 

Porterò a Dio la voce

d’un uomo che ha raccontato

il mondo, la storia.

 

Di questo universo

mi sento pieno,

come la Sua mente

prima dell’inizio

di tutto.

 

Così in me è cresciuta

una cattedrale di parole

e cose dove Dio riposa

e siede sovrano.

 

A Lui solo offro

questo codice,

scrigno di conoscenze,

in attesa della firma

definitiva.

 

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

lunedì 31 ottobre 2022

Luigi Picchi

 IMPERATOR


Queste immense pianure e foreste

sono lo spazio della tua angoscia,

così le vaste stelle.


Qui ed ora devi fermarti, stare,

restare.


Qui ed ora, fedele al tuo posto,

al tuo incarico, al tuo carico.


Anche questa mattina passerai

in rassegna le legioni (ti basteranno

i loro sguardi fieri, la loro fedeltà).


Questo è il tuo regno,

anche tu soldato, servitore

d'un sogno troppo grande

e ormai vecchio.


Diligente compilerai tutti i registri,

i bilanci (è questo un rito che salva).


L'Impero è allo sfascio ormai

e tu sei solo una semplice sentinella,

un'anima vegliante, lo sguardo

d'un Dio che scruta il suo stesso

orizzonte.


da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2019

venerdì 28 ottobre 2022

Luigi Picchi

 OCTAVIUS

A Ovidio


Avresti potuto piangere Teutoburgo,

le tre legioni decimate, la cupa battaglia,

la ferocia nemica, il coraggio dei nostri.


E invece hai offeso il principe, irridendo

il suo giusto dolore, la sua tristezza di padre.


Giusto castigo, allora, il tuo esilio!


da Antigua lux, Moretti & Vitali, 2019


mercoledì 26 ottobre 2022

Luigi Picchi

 PLINIUS MINOR

I, 9


Un'assegnazione di toga virile,

poi fidanzamenti e matrimoni,

quindi dal notaio per un testamento,

un salto in tribunale e uno in Senato,

questo e altro occupa le sue giornate

e tutto sembra importante.


Ben diversa la campagna

(qui legge e scrive finalmente)

o quando lungo la spiaggia

trova una conchiglia e dentro

vi ascolta l'eco del mare

e sogna navigazioni, isole beate

e lassù, forse abitate, le stelle.


da Antiqua lux, Moretti e Vitali, 2018

venerdì 22 maggio 2020

Luigi Picchi


CLORINDA A TANCREDI

Come posso amare uno
che, amandomi, disonora
il proprio vessillo?

Nessun amore tra nemici;
intesa sì, ma cavalleresca.

Siamo soldati e l’amore
è roba da poeti.

Così, come una novizia,
recido i miei biondi capelli.

(inedita)



mercoledì 20 maggio 2020

Luigi Picchi


ULTIME PAROLE TASSO A SANT’ONOFRIO IN ROMA

Oh Mondo, oh Vita, oh Cosmo tutto,
or ora indagato dall’ostinato Galileo
che metodico vi scruta con audace
specillo, da voi mi congedo, stanco
e deluso, come pure voi di me delusi
(o forse indifferenti). Ho scritto
così tanto da circumnavigare il globo
intero. Ma a che? Chi mi leggerà?
Chi mi ricorderà? Amici porteranno
nella tomba la memoria di me, del mio
canto convulso. Mi faranno corteo
i miei infelici eroi, più di me sconfitti
e afflitti? Erminia, Clorinda, Armida,
materne e sororali al mio capezzale?
Tancredi, Rinaldo o il gran Goffredo
veglieranno forse la mia agonia?
Non loro, ma San Benedetto, Michele
Arcangelo e la Vergine m’assistano
nell’estremo passo! Con loro voglio
cominciar il celeste conversar, non
con terreni simulacri! Anime beate,
venitemi voi incontro, non i miei
fantasmi! Troppo delirai! Or voglio
ricompormi in pace e quietarmi
per il nuovo regno dove umano alloro
non conta, ma di luce un manto
e fiori di virtù. Lascio qui la bisaccia
dei miei vani, erranti pensieri. Nudo
entrerò. Solo raccomando a qualche
devoto alunno dei miei versi il secondo
poema eroico, quello tutto marziale
che Eros infine umiliò: La Gerusalemme
Conquistata. Dimenticate la Liberata,
il fatuo Aminta, i queruli madrigali,
le torbide tragedie, i mondani Dialoghi.
Resti infine il nuovo De rerum Natura,
della biblica creazione l’epica cronaca.       

(inedita)                     

lunedì 4 maggio 2020

Luigi Picchi

LA PROFEZIA DI LUCREZIO

So quello che direte di me: la follia, 
l’intermittente lucidità della scrittura, il filtro
assassino, il demone della conoscenza,
il coraggio della Ragione, l’audacia del canto,
ma ben altra è la mia storia: non fu suicidio
la mia morte, ma vertigine, un precipitare
dalla rupe della Visione, un collassare
del pensiero dietro ad una Verità
sfuggita e terrificante. Fu in un lampo
la percezione dell’Inferno, l’eterna caduta,
la dannazione che dall’Angelo passa
all’Uomo.

Sì, vidi l’orrore che s’apre sotto le cose,
la voragine del male, l’orgia dei demoni,
il ghigno di Tifone, l’isteria delle Erinni.
All’improvviso tutto fu chiaro: la cacciata
dall’Eden, la colpa originale, la separazione
dal Dio, la ribellione sacrilega, l’empietà, 
lo sfregio all’anima, la perdita della grazia. 

Vidi l’anima non dissolversi nel nulla,
non disgregarsi in polline d’atomi, ma durare 
oltre la morte come viva e ancora materiata
e rattrappirsi in se stessa, raggrinzirsi,
accartocciarsi in una dolorosa, disperata
e rabbiosa vergogna.

Vidi l’assurdità del clinamen, il vuoto
morale del Vuoto cosmico, un vuoto glaciale,
l’assurda danza degli atomi, il loro brulicare,
fermento di cagnotti e blatte. Vidi le anime
graffiarsi eterne, immerse nella morte,
una morte più atroce perché continua, 
reiterata. Vidi il sangue, il ghiaccio, 
il fango, lo sterco e le torture
delle anime.

Fu un eros mentale e spirituale a precipitarmi, 
l’eros dell’anima che s’incendia per l’Idea
e arde e s’estingue in un Fuoco più fuoco
del pensiero e del canto. Una Venere celeste, 
minervina trafisse di lancia la Venere terrestre
sull’altare della Verità. Precipitai nell’Ade
come roccia in frantumi e nella caduta ebbi
la Visione infernale.

Poi nel Limbo ritrovai
la quiete, mi riposai in una straziante
dolcissima malinconia e per decenni aspettai
Uno che doveva passare a liberarmi.
E l’Atteso arrivò lieve e luminoso, striato
di sangue lucente e il suo sguardo cancellò
ogni angoscia, fece leggera e pura l’anima
(una linfa purificatrice scorreva in me
fondendo cuore e pensiero, voce, battito,
respiro, canto). Mise ali all’anima e profeta
tra i profeti ascesi in un vortice di luce
e melodie prendendo posto nel coro
dei beati, come api ronzanti ebbre
nell’amato alveare.

Ora dite pure che sono stato il profeta
della Scienza, la Ragione liberatrice, 
l’angoscia esistenziale, precorrendo Leopardi
e Schopenhauer e nella pazzia Nietzsche
Van Gogh, Hölderlin e Campana. Non importa: 
le teorie dei professori non mi toccano né più
l’elogio d’altri poeti. Qui c’è luce infinita
e non l’inutile, freddo, morto vorticare
d’atomi destinati al nulla, qui non serve
la parola, qui c’è la Parola, qui non servono
il verso, il ragionamento, lo sforzo
della volontà che all’istinto s’oppone,
passione contro passione, qui c’è una pace
che è fermento, un silenzio che è musica
ed è finito il cercare, il perdere, la paura.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

mercoledì 30 gennaio 2019

Luigi Picchi


OCTAVIUS

Plinio, mi scrivi di pubblicare
i miei versi (come quelli di Marziale,
vanno in giro per l’Impero di bocca
in bocca) e di non contare
su un’edizione postuma.

M’inviti anche a darne pubbliche
letture e a non permettere
che qualcuno se n’appropri.

Ha ragione, ma come foglie
di Sibilla al vento, come polline
per api dorate sono i brevi
miei carmi.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

venerdì 14 dicembre 2018

Luigi Picchi


OCTAVIUS
Per Valeria

*

Olea fragrans il profumo
del tuo candore, Valeria.

Api le tue parole.

*

Le tue meraviglie, Roma,
non valgono
i sorrisi e gli sguardi
di Valeria.

*

Maledetta neve!
M’impedisci
di vedere colei
che di te è più candida.

*
Non m’interessano le vostre cime,
Alpi, dove posano il piede solo gli dei.

Mi bastano questo pergolato, la sua ombra,
il laborioso ronzio delle api e questo epigramma
per Valeria.

*

Il tuo viso, Valeria,
è avorio nel gioco
della lucerna
e a me non resta
che scrivere un epigramma
alla tua malinconia.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

venerdì 7 dicembre 2018

Luigi Picchi


PLINIUS MINOR


V, 5

Improvvisamente è morto
l’amico Caio Fannio.

Lascia interrotta una storia
del principato di Nerone
(un resoconto dei suoi delitti):

Il crudele imperatore gli è apparso
in sogno a minacciarlo di non andare
oltre.

Affrettiamoci dunque a ultimare
i nostri scritti: che la morte
non ci colga in corso d’opera.

V, 6

La villa è delle migliori,
ma il segreto del posto è la vista:
la piana cinta dall’anfiteatro
dei monti con boschi vetusti
e il gioco dei platani rivestiti
d’edera da un albero all’altro,
il regno delle ombre, dove
tutta sola splende una rosa
toccata da un raggio di sole.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

venerdì 16 novembre 2018

Luigi Picchi


PLINIUS MINOR

II, 10

Indolente e cocciuto l’amico
Ottavio: valente poeta,
non si decide a pubblicare
quei suoi epigrammi, degni
di Marziale (già girano di bocca
in bocca per tutto l’Impero).
Qualcuno finirà per rubarglieli
e non bisogna poi contare
in un’edizione postuma
(gli amici hanno altro
da fare).

Prima della morte
è bene gettare le basi
del proprio monumento.

III, 1

Il cielo stellato sopra di lui
nell’armonia d’una vita regolare.
Questa la sua aspirazione.

Così ammira il vecchio Spurinna
che, lieto e sereno, trascorre
le giornate tra letture, conversazioni,
passeggiate, bagni, pranzi e cene
con amici, una partita di pallone
e infine la poesia.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018

venerdì 2 novembre 2018

Luigi Picchi


QUASI UN PROEMIO

Tutta la vita in monastero,
dove non ho fatto che copiare
la Naturalis Historia.

Mai viaggiato, mai
lasciata l’abbazia
e fuori dallo scriptorium
solo il breve cammino
del chiostro, gli ambulacri,
le ore in coro, le meditazioni
e le penitenze in cella.

Ora, sereno, mi preparo
a morire.

Porterò a Dio la voce
d’un uomo che ha raccontato
il mondo, la storia.

Di questo universo
mi sento pieno,
come la Sua mente
prima dell’inizio
di tutto.

Così in me è cresciuta
una cattedrale di parole
e cose dove Dio riposa
e siede sovrano.

A Lui solo offro
questo codice,
scrigno di conoscenze,
in attesa della firma
definitiva.

da Antiqua lux, Moretti & Vitali, 2018