venerdì 28 aprile 2017

Giuliano Goroni

VIVE D’ASCOLTI, IL PAESE TRA LE CASE

Vive d’ascolti, il paese tra le case,
quasi un firmamento cui nessuno
più concede il proprio stupore
e fin dai primi lampioni mi viene

chiedendo scusa dei suoi ricordi,
vuole essere capita ogni apparenza
e un alveare di chimere vere,
dietro il dispettoso sangue, intimo

e lontano, del doppio filare
delle finestre accese. In quel poco
tinnire di faccenda, nell’agile

dovizia verde del maggio, del tiglio,
che più uno fa, quel solo presente e
più ombra, i muri, donano ai muri.

da Stanze della vita, Rotundo, 1988



mercoledì 26 aprile 2017

Primo Levi

APPRODO

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro sé mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati;
E siede e beve all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.


10 settembre 1964

da Ad ora incerta, Garzanti, 1984

lunedì 24 aprile 2017

Rodolfo Di Biasio

DI VOI E DI NOI

Di voi e di noi
che in cammino tentiamo
l’approdo che ci preservi
l’oasi di quiete albe
di sicuri tramonti
Si faccia smemorato
il nostro sonno

Ci addormenti in pace
il respiro dei figli
dalla stanza accanto

da Mute voci mute, Ghenomena, 20117


venerdì 21 aprile 2017

Carlo Alberto Parmeggiani

PSEUDO MIMNERMO

Offuscato negli occhi e nella mente
da tali giorni e notti dell’autunno
intarsiati da castoni d’incertezza,
vorrei che il sogno di preziosa giovinezza
durasse assai più a lungo di un canto di sirene.

Ancora piango le antiche tristezze,
così come le gioie e le incoerenze
che ancora mi rimbombano agli orecchi.

Avendo nostalgia di me stesso,
nel mezzo della nave che barcolla,
non so se il tramonto mi promette
ancora giornate principesche.

da Ventotto frammenti (di anonimi lirici greci), inediti


mercoledì 19 aprile 2017

Fernando Pessoa (Ricardo Reis)


NON SO SE È AMOR

Non so se è amor che hai, o amor che fingi,
quello che mi dài. Dammelo. Così mi basta.
            Giacché per tempo giovane non sono
            che lo sia almeno per errore.
Poco gli dèi ci danno, e il poco è falso.
Però, se ce lo danno, sebbene falso, l’offerta
            è vera. Accetto.
Chiudo gli occhi: è sufficiente.
                                   Cosa voglio di più?

(12.XI.1930)

Traduzione di Antonio Tabucchi

da Una sola moltitudine,II, Adelphi, 1984


lunedì 17 aprile 2017

Juan Ruiz

LA CAMERA DA LETTO CHE AL MATTINO SI SVEGLIA

La camera da letto che al mattino si sveglia
e svogliata apre gli occhi
e come te sbadiglia, il letto che serba
l’impronta del tuo corpo,
il cuscino che forse abbracci dormendo
(vedovo del tuo viso, del respiro),
le lenzuola ancora calde,
il rubinetto, l’acqua calda della doccia,
l’accappatoio di spugna, la biancheria
fresca, i vestiti che indossi
per il nuovo giorno, gli strumenti
per il trucco, il saluto ai bambini, la borsa,
la porta di casa, le chiavi, l’ascensore, le scale.

(inedita)

Traduzione dell'autore


venerdì 14 aprile 2017

Arturo Onofri

LUNA

Freschi giardini di perla
sotto la luna!
Il riposo assorbe d’incanto
i fogliami e le acque in ascolto,
e un dito d’ombra è posato
sulle labbra bambine dei fiori.
Poter disciogliere il nodo
del proprio tormento, e svanire!
Non più pesare in doglia
su questa terra delicata e nuda
ch’è tutta uno spasimo attonito
nei suoi fini nervi d’argento!
La bellezza è troppo terribile
per un cuore che tace ostinato
e non s’arrende alla sua stessa gioia.
Altrimenti perché soffriresti?
Ascolta il silenzio del mondo,
un’orchestra inaudita,
e addensa il buio del tuo dolore taciuto,
senza poter immergere un sol grido
nel folto di questa musica.
Giorno verrà,
che folgorerai in te stesso,
squarciata ombra d’un tempo,
riassorbita alfine
nello splendore angelico degli astri.
Freschi fogliami di perla
sotto la luna!
Una fiumana di mondi
scorre senza rumore
nell’orbita del firmamento,
e come un vagito di bimbo 
è l’anima del paesaggio e del mio dolore.

mercoledì 12 aprile 2017

Bartolo Cattafi

AL COSPETTO

Al cospetto di grandi cose
nel rigore dell’angolo retto
all’ombra dei grandi colori
dell’oro di cornici
sul pavimento lucente
in punta di piedi
ruotando su te stesso
mingici sopra a trecento
sessanta gradi.


da Occhio e oggetto precisi, All’insegna del pesce d’oro, 1999



lunedì 10 aprile 2017

Corrado Govoni

GOVONILAMPI

*

i falchi mattinieri
si tuffano dal cielo a dilaniare
l’ala esangue vagante della luna

*

tortora, il tuo gemito d’amore
è dolce come i lampi di calore

le ragazze li guardan dalle soglie
come tu chiami tra le calde foglie

lunghi capelli al vento, seni colmi,
tortora, che lamenti sopra gli olmi

*

palpitavano lungo la ringhiera
i galvanici lampi
del temporale morto sopra il mare,
e la pioggia batteva dolcemente

già distaccata, già una cosa buona
che mi puliva il sangue,

e s’aprì nella notte
un grande arco gaelico di stelle


da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981



venerdì 7 aprile 2017

Francesco Dalessandro

SUL NILO                

TRE LIRICHE DAL PAPIRO HARRIS 500, XIX DINASTIA
 
                                Chaque jour l’amour change de visage

*

Vieni, amica, sulle rive del Nilo
dove dorme il coccodrillo,
il forte nuotatore sempre in gara con la morte.
Sussurro, amica, alle canne
che su questi argini mettono radici.
Quando il vento le agiterà
ti porteranno – all’ombra generosa
di un portico siedi a ricamare
il tuo corredo – il mio desiderio
di distrarre la tua mano.
La stirpe orgogliosa
dei faraoni abbatterà mille regni
e dovrò, se non t’affretti, partire per la guerra.

**

Cambia volto ogni giorno, l’amore – 
t’avrò oggi diversa da ieri e domani più nuova
nelle mie braccia.
Intrecciamo corone di loto
lungo il fiume, cantiamo.
Ravviandoti i capelli scomposti
dimenticherò che presto
sarà giorno di raccolto.
Due semplici ombre notturne
specchiate sull’acqua, saremo.
All’alba te ne andrai,
ma tornerai al tramonto.
Sarò stanco: tu recami nuovo riposo.

***

Sapevo cos’è il mio lavoro ma non primavera
quando in piedi al mio fianco dalla riva
guardasti partire
folti stormi di rondini. Io sono
 – dicesti – una piccola piuma
delle forti ali che ci rapiscono la gioia:
volerò dove fioriscono gli aranci.
Ma quando, lontana, quando a sera
tornando dal lavoro i nidi vuoti
mi daranno di te un disperato ricordo
che farò, io? Lascia,
amore, che la rondine torni
a svernare sul fiume, aspettiamola insieme!
Se parti,
che sarà di quest’inverno sul Nilo?


1966, 2017


(inedite)

mercoledì 5 aprile 2017

Juan Ruiz

NON VOGLIO AMARTI

Non voglio amarti come una rosa o una pietra
preziosa, come i luoghi dell’infanzia,
le speranze i rimpianti i rimorsi le pene,
le cose perdute, gli ideali della prima giovinezza.

Voglio amarti come amo le piccole abitudini
e gli oggetti d’ogni giorno: la tazzina sbeccata,
il cucchiaino spaiato, la prima sigaretta,
l’accendino che giro distratto fra le dita,

il posacenere pieno, il lavandino sporco,
le chiavi di casa; voglio amarti come si ama
il calore del sole dentro il freddo o un viale
alberato d’estate, come l’acqua, il pane, il sale.

(inedita)

Traduzione dell'autore


lunedì 3 aprile 2017

IL MADRIGALE

4 - Giovan Battista Strozzi

*

All’apparir dell’odorato Maggio
fuggon le nubi e ’l gielo;
ed ecco al nuovo raggio
tutto fiorito ogni arboscello e stelo:
ride la terra e ’l Cielo intorno intorno;
ride la notte e ’l giorno.
Quanto più dolce ride il dolce Amore
entro ’l mio core e nel bel seno adorno,
suo sì caro diporto e suo soggiorno?

*

Torna il dì lungo, torna
a sì gran passi il breve;
e torna la stagion carica e greve
di pomi, e l’altra di fior mille adorna;
riedene chi n’aggiorna, e chi n’assera:
sol la mia stella altera,
il mio Sol, che languir sempre mi vede,
da’ bei colli del Cielo ancor non riede.