venerdì 15 dicembre 2017

Raffaela Fazio

DI VOI, DI ME
(per i miei bambini, marzo 2011)

Forse un giorno scoprirete, miei bambini
che non mi conoscete
come si sa la storia di un paese
i fiumi, la bandiera o i suoi confini.
E infatti di me esiste
ciò che cambia
davanti al vostro passo forestiero.
Non posso che esser questo
per intero:
            tunnel di vento
scavato e riscavato nel presente
franoso e puntellato, opera d’arte.
Ma spero scoprirete, miei bambini
la luce che ci unisce
e senza forma
dà forma
a ogni stormire di stagione:
non c’è altra conoscenza
che l’amore.


 Da A garante il mistero (2012)

mercoledì 13 dicembre 2017

Luciano Folgore

TUTTA NUDA

Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d’odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l’anima.

lunedì 11 dicembre 2017

Juan Ruiz

SE NON È STATO SOLAMENTE UN SOGNO

Se non è stato solamente un sogno 
chinarmi sul tuo corpo, sulle tue labbra, 
io con tutta la forza del mio desiderio 
ora ancora ti stringo e ti possiedo,
felice tu d’essere stretta e posseduta,
perché possederti anche quando, lontana,
solo mi pensi è la grazia che l’amore
ti dà ogni giorno, rinnova ogni notte. 

(inedita)

venerdì 8 dicembre 2017

Rainer Maria Rilke

ANNUNCIAZIONE
(LE PAROLE DELL’ANGELO)

Tu non sei più vicina a Dio
di noi; siamo lontani
tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.
Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta.
Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta
immenso; quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.
Gli angeli tutti sono presi
da un nuovo turbamento:
certo non fu mai così intenso
e vago il desiderio.
Forse qualcosa ora s’annunzia
che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno a aprirti presto.
Tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.
Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi abbacina…
Ma tu, tu sei la pianta.
Traduzione di Giaime Pintor

da Poesie, Einaudi, 1966


mercoledì 6 dicembre 2017

Halina Poświatowska

SEMPRE QUANDO VOGLIO VIVERE


sempre quando voglio vivere grido
quando la vita mi abbandona
mi afferro ad essa
dico – vita
non andartene ancora

la sua calda mano nella mia mano
la mia bocca al suo orecchio
sussurro

vita
– come se la vita fosse un amante
che vuole andar via –

mi aggrappo al suo collo
grido

morirò se te ne andrai 


Traduzione di Paolo Statuti

da Un’anima e tre ali – Il blog di Paolo Statuti


lunedì 4 dicembre 2017

Juan Ruiz

POST GAUDIUM VENERIS

Post coitum sempre triste
per l’uomo e ogni animale – così attesta
un’antica sentenza… No, per noi
non lo è mai stato, triste,
anzi sereno e confidente, lieta
ed appagata la conversazione
così, post gaudium veneris.

(inedita)    


venerdì 1 dicembre 2017

IL MADRIGALE

12 - Giordano Bruno

Non sta, si svolge e gira
quanto nel ciel e sott’il ciel si mira.
Ogni cosa discorre, or alto or basso,
benché sie ’n lungo o ’n breve,
o sia grave o sia leve;
e forse tutto va al medesmo passo
ed al medesmo punto.
Tanto il tutto discorre sin ch’è giunto.
Tanto gira sossopra l’acqua il buglio,
ch’una medesma parte
or di su in giù or di giù in su si parte;
e il medesmo garbuglio
medesme tutte sorti a tutti imparte.



mercoledì 29 novembre 2017

Francesco Dalessandro

SILENZIO

                                   a R. F.

1.
Niente è mai come prima, le parole
che tendono al silenzio arano solchi
e nessuno avrà fiato
o gesti per colmarli
rimane sempre un graffio
nella coscienza e un dolore

2.  
il tempo ora tace non c’è musica
a sciogliere la pietra che lo accoglie
e il dolore che era minimo è cresciuto
a poco a poco facendosi abisso
diventando silenzio senza cuore:
hai solo un ramoscello per salvarti

3.
a quel piccolo ramo sul dirupo
che apre l’abisso ti tieni aggrappato
e il vuoto è nel silenzio
dell’immagine viva nella mente
che si nega all’amore
perduto in qualche giorno di tempesta

4.
come abisso è l’immagine se nega
il luogo e silenzio la lingua
che rinnega la parola
se abisso è solitudine
il silenzio è l’abisso senza nome
elevato a presagio del domani

(inedita)


lunedì 27 novembre 2017

Juan Ruiz

CERCAMI

«Cercami così con le mani e con la mente
col silenzio impaziente degli occhi
cercami con la lingua e con le labbra
avide con la febbre e l’attenzione
che l’amore pretende, cercami così.

Trovami qui nell’ansia della fame e
del desiderio, nel languore della pelle
trovami nell’erba del ventre nel tepore
dell’inguine nel fuoco delle labbra
che si aprono ad accoglierti, trovami qui».

(inedita)


venerdì 24 novembre 2017

Meleagro

OH NOTTE, DESIDERIO INSONNE

Oh Notte, desiderio insonne di Eliodora, tormenti
che giungete al mattino, mattino ambiguo di gioia e dolore!
Le è rimasto qualcosa del mio amore, custodirà nel ricordo
un mio bacio per riscaldare le sue gelide lenzuola?
Ha per compagno il pianto, stringe al seno l’illusione,
accarezza la mia ombra? O c’è un altro uomo?
Quella che ti ho affidato, solo lei, avvolgila di luce.
Non illuminare, lampada, altri giochi.

Traduzione di Milo De Angelis

Da L’amore, il vino, la morte – Epigrammi dall’Antologia palatina, Es, 2005


mercoledì 22 novembre 2017

Raffaela Fazio

  
(per Juliette)

Un pensiero tutta ti prende
come urgente
s’accampa una nuvola
dentro uno specchio d’acqua.
E invece passa
perché ci cade un sasso
o un vento arriva da ponente.

Da A un filo più lento (2010)


lunedì 20 novembre 2017

Juan Ruiz

SOGNO

Camminavi in un viale di platani,
ali i piedi in mezzo all’ocra delle foglie,
nel pensiero tumulto e tempesta
tu eri, nel sangue bruciavi
come sole inclemente in un tramonto
di bronzo e d’oro, fuggivi e non potevo
tenerti; eri spuma, vertigine marina.

Da una scala di tenebra e di sogno
scendevi (io nel sogno ero ambra
sui tuoi capelli ansia nei passi) e timo-
rosa tu venivi nel cuore della notte
(io teso t’aspettavo come l’agonia
del millennio): ti presi, ti effondesti
nel mio sangue, eri bruma mattutina.

La buia stanza fioriva in foglie timo
e rosa di luce e i nostri volti
non oppressi più dal buio e dal sonno
si aprivano al mondo e nel compiuto
desiderio si schiudeva una rosa
nera e fina insaziata sul lino,
io cupo spasimo ero ma tu viva spina. 

(inedita)

venerdì 17 novembre 2017

Paolo Silenziario

GETTIAMO, CARA, LE VESTI

Gettiamo, cara le vesti. Nudo, il mio corpo
si fonderà con il tuo corpo nudo. La stoffa
più lieve, tra noi, sarebbe un muro: nulla
resterà a separarci: le tue labbra sulle mie labbra,
il mio petto sul tuo. Ho detto già troppo. A vestire
la nostra opera venga adesso il silenzio.

Traduzione di Milo De Angelis

Da L’amore, il vino, la morte – Epigrammi dall’Antologia palatina, Es, 2005


mercoledì 15 novembre 2017

Francesco Dalessandro

LA BELLEZZA

                                                               “Beauty is truth, truth beauty,” that is all…
                                                                                              John Keats, Ode su un’urna greca

                                                                                    A noi ti vieta
                   il vero appena è giunto…
                               Giacomo Leopardi, Ad Angelo Mai                               


Terribile sa essere se appena
la ignori, la bellezza

però se la cerchi si nega
se la chiami non risponde
brucia gli occhi ma si cela –

ed ora chi viene 
a cercarti oh terribile bellezza
se inganni la tua stessa
verità?  

(inedita)

lunedì 13 novembre 2017

Juan Ruiz

LO SGUARDO                                            

Che sguardo tuo m’incise
dentro la prima volta? Che parola,
appena pronunciata, il sortilegio
che mi vinse? M’accecano
occhi che non mi stanco di guardare.
Mi ferisce d’amore la tua mano.

(inedita)


venerdì 10 novembre 2017

George Gordon Byron

ANCORA INGANNATO, ANCORA TRADITO

Tengo a freno la mia risolutezza e inizio
a nutrire dubbi sull’ambiguità del demonio
che mente col vero.
                            Macbeth


I

Ancora ingannato, ancora tradito!
Prima giovane, ora cresciuto,
zimbello d’ogni ragazza sorridente
quando anche “col vero mente”.

II

Beh, la lezione cara è costata,
questa presente come la passata,
ciò che amor venti volte ha insegnato
solo infine l’abbiamo imparato.


III

Ingannatrice o a volte ingannata,
la Passione a capriccio s’aggira,
chi crediamo leale ci raggira
o lasciamo colei ch’è innamorata.


IV

Per te sanguina questo mio cuore
e da te scaturisce il dolore;
il tuo amore era amore sincero
lo mostravano le ali, davvero!


V

Quelle sue punte, se fosse restato,
solo in prestito avrei voluto.
Oggi il tuo amore vorrei che restasse
e domani col mio s’involasse.



mercoledì 8 novembre 2017

Kenneth Patchen

COSÌ COM’ERA TUTTA SOLA NEL CHIARORE LUNARE, ritta tra la roccia e il cielo, che sembrava quasi non toccare la terra, i riccioli neri e gli indumenti sciolti agitati dal vento, appariva come uno spirito gigantesco dei tempi più antichi che si preparasse ad ascendere nella poderosa nuvole che sola pendeva da questo povero cielo

così quando mi giacque accanto
la città del sonno la circondò
e fanciulli meravigliati premettero contro le alte finestre
della stanza dove eravamo stati

così quando mi giacque accanto
una voce, ricordo di una antica abitudine:
                “Di che cosa parlano?
                di pianeti e di tortore?
                del boscaiolo e dell’ape?”
ma eravamo troppo orgogliosi per rispondere, troppo
                                stanchi per curarci di disegni
                “di tende e libri e spade e uccelli”

così il cerchio si chiude su se stesso
e tutti gli angeli vagabondi ci spingono dentro

finché io riesco a raggiungerla in quella morbida città
                dove le campane
spaccano le mele sulle loro lingue
e spingono il sonno in basso come l’ombra d’un pesce.

Traduzione di Franco De Poli

Da Lo stato della nazione, Guanda, 1967


lunedì 6 novembre 2017

Juan Ruiz

QUANDO LE DITA

Quando le dita tracciarono la linea
aguzza dei tuoi fianchi, quando,
brune tortore tremanti, le punte
dei seni al tocco delle labbra
si alzarono in volo, quando il fuoco
pallido del tuo ventre si accese
e arse le morte foglie del pudore,
quando l’ansia fu spasimo, grido
muto, quando dal desiderio
generasti il piacere e le labbra
si schiusero per dirlo, quando l’esangue
fiore del tuo corpo finalmente si aprì
fra petali di febbre io ape assetata
mi posi saziandomi lasciandomi morire…

(inedita)

venerdì 3 novembre 2017

Charles Hubert Sisson

TRISTIA, 2

Nessuno parlerà con te, né tu con altri:                    
è la fine d’ogni comunicazione
ovvero della speranza che ti ha portato a questa fine
e che servì a convincerti, illudendoti.
Sulla strada che porta alla morte si va in fila:
sempre stato così. Sebbene ognuno a turno
si circondi con i sogni di altre menti,
i corpi che dovrebbero contenerli non hanno voce.
Nella voce di ogni viaggiatore solitario
risuona un silenzio assordante come quello della gente
ch’egli vede intorno a sé mentre passa.
Perché allora questi versi? Nulla può essere udito.
Ma continuate a parlare, voi giovani,
siate complici lungo il percorso:
la vicinanza può fare ciò che non possono le parole.

Traduzione di FD

Da The C. H. Sisson Reader, Carcanet Press, 2014


mercoledì 1 novembre 2017

IL MADRIGALE

11 - Giambattista Guarini

Con che soavità, labra odorate,
e vi bacio e v’ascolto;
ma se godo un piacer, l’altro m’è tolto.
Come i nostri diletti
s’ancidono fra lor, se dolcemente
vive per ambiduo l’anima mia?
Che soave armonia
foreste, o dolci baci, o cari detti,
se foste unitamente
d’ambedue le dolcezze ambo capaci:
baciando i detti e ragionando i baci.



lunedì 30 ottobre 2017

Juan Ruiz

HO FAME

Ho fame della bocca e della voce,
respiro sorriso occhi capelli.
Sono affamato del suono
fragile dei tuoi passi lungo il giorno.
Ho fame delle mani di grano,
delle dure lame che sono le unghie,
del brivido che danno. Sono
affamato del tuo volto raggiante
d’amore e desiderio quando mi chino
tra i ginocchi e le cosce che i baci
dispongono all’amore. Ho fame
del tuo ventre, del suo frutto,
del miele che la lingua raccoglie
dal fiore aperto delle accese labbra.


(inedita)

venerdì 27 ottobre 2017

Raffaela Fazio

CASSANDRA

Non pieno
torrente
non voce che esonda:
un rivolo di sassi
si è rotto
dentro il ghiaccio
passando dalle tempie.

Cosa ascolti?
Sei un corso senza estuario
senza ebbrezza.
Dove il furore
di chi si dà all’ignoto?
Ti sbrecci
inutilmente

perché non fosti amante
del dio
che ti voleva
nella luce.

A lui rubasti
la notte non la cetra
un freddo di faretra
il sibilo la freccia dello sguardo
parola
che si perde.

Ma il tempo ti converte.
Ora ti arde
una visione tersa
            fatta vera
soltanto dal dolore
e sai
che non puoi farne dono.

Sei sola
al centro del tuo squarcio.

(Il futuro
non vuole scorciatoie
ma una conquista
lenta
dell’uomo che nel buio
dal passato
cammina sulla brace).

E taci

come quando
più bella più forte
rimarrai in silenzio
davanti
alla tua morte.

da Ti slegherai le trecce, CoazinzolaPress, 2017

Il libro si presenta oggi alle ore 18 presso lo Studio Campo Boario, via del Campo Boario 4/a, Roma

mercoledì 25 ottobre 2017

Raffaela Fazio

ALCESTI

Un istante
rivela la vita.
Da quella improvvisa
fessura
fiotta il giorno
a ritroso
nella notte
attinge il suo senso
e l’addensa.

Chi è il tuo sposo?
Il suo riso
negli anni, il portarti
alle labbra il boccale
e la reggia
ospitale…
Era tutto una fuga.
E l’amore un pretesto
per scordare
se stesso.

Anche adesso
non risponde all’appello
non accetta l’estremo
confine
che suggella il suo nome.

Tu capisci.
E di colpo ribelle
offri il dono
chinando la testa:
oltrepassi la soglia
al suo posto.
Che scompaia
il tuo volto, lo specchio
che deflette
perché il buio
rimandi all’amato
il suo vero sembiante.

Sorridi e ti aspetti
che nel lutto
l’uomo solo
rinasca, s’impasti
di vuoto e di forza.
Non più vino, né canti
o battaglie. Basta
il nudo lamento
accanto a due figli
la fatica
della propria paura
il sedersi sul trono
di gemme o di ortiche
che ha apprestato la vita.

Non esiste un’uscita
dall’ombra
che ci forma e ci spetta.

da Ti slegherai le trecce, CoazinzolaPress, 2017 

Il libro verrà presentato venerdì 27 alle ore 18 presso lo Studio Campo Boario, via del Campo Boario 4/a, Roma