mercoledì 18 ottobre 2017

Francesco Dalessandro

CALVARIO

Il mio calvario stanotte è cominciato
all’una e due precise: aperti gli occhi
ho letto le cifre della sveglia. Poi nel buio
ho incontrato il tuo volto. La mia mente
era piena del tuo corpo abbandonato
ma che subito sfuggente mi lasciava
immobile e solo, inchiodato a una croce
con un cerchio alla testa, una corona
d’immagini spinose di amore e di morte.

Quando alle sette e mezzo stamattina
ho guardato in giardino, l’erba umida
brillava, un merlo femmina, le piume
lucide, eleganti le movenze, s’è posato
silenzioso e fissandomi ha raccolto
le ali. Eri tu? Eri tu in quella forma
nuova venuta a consolarmi da una notte
trascorsa a morire crocifisso perché la 
tua pietà m’accogliesse stretto in grembo?

(inedita)

lunedì 16 ottobre 2017

Juan Ruiz

LA MIA MANO 

La mia mano salì, mentre il tuo sguardo
ne seguiva il lento volo, fino
all’ombra dei capelli, al silenzio
delle labbra, poi discesa nell’ansia
del seno più lenta si aprì la strada
per golfi e pianure, per l’umida palude
dove scese in suo aiuto la lingua
e il desiderio si sciolse in affanno.
Fosti cieca e pronta, ti apristi
al morso e all’assalto, ti piegasti
all’oscuro riverbero del fuoco
nel tuo sangue, fosti ansimo e febbre.
Così t’abbandonasti, né pudore
né ricordo, all’intimo spasimo che
appaga e cancella, esiliandolo, il dolore.


(inedita)

venerdì 13 ottobre 2017

Carlo Alberto Parmeggiani

PSEUDO SIMONIDE

Bruna rondinella messaggera
pòsati sui fianchi della bella
che ancora mi fa torto e non mi cura
e mentre all’alba dolce si risveglia
induci i passeri cantori
a sciogliere il gelo dal suo cuore.



da Ventotto frammenti (di anonimi lirici greci), inediti

mercoledì 11 ottobre 2017

Corrado Govoni

FANATICO DI CARNI FEMMINILI

Fanatico di carni femminili
percorsi bramoso tutto il mondo
da Parigi a Palermo
da Budapest a Roma
per saziare la mia più disperata
voglia di possedere
donne donne.
Davanti a quante nude palpitanti
m’inginocchiai singhiozzando
d’amore, le conobbi
fino allo spasimo fino al dolore.
Ma di nessuna mi appagai.
In tutte, in fondo al caldo nido
di musco d’oro o tenebroso
trovai la delusione acciambellata
come una serpe pronta a mordere
col dente velenoso.


da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981


lunedì 9 ottobre 2017

Raffaela Fazio


(per Juliette)

Quando stai nel mondo
così larghe sono le maglie
che tutto ha un posto:
perfino il vento dentro uno zampillo
dentro il pianto
                        il riso
e in pieno giorno
un applauso di luna.

Da Per ogni cosa incompiuta (2008)



venerdì 6 ottobre 2017

Juan Ruiz

QUANTA STRADA 

Quanta strada per giungere a un bacio!
Che disperata solitudine
prima di baciare
il tuo ventre di pioggia!
Tepori di fine estate benedirono
l’unione dei nostri fianchi.
Non era notte né mattino,
ma un’ora di silenzio quando
alle piccole coppe dei seni
dissetai la lunga sete, ebbe fine
l’errante questua. Di fianchi
e braccia, d’inguine
e labbra, di fiato e di febbre,
di tormento saziato fu l’unione.

(inedita)


mercoledì 4 ottobre 2017

Kenneth Rexroth

SU UN RISGUARDO DELLE RIME DI GASPARA STAMPA

                          Comprate alla Libreria Serenissima
di Venezia il 14 giugno 1949

Mentre la luce del Canaletto
e Guardi diventa la luce di
Turner e sulle cupole della Salute
comincia a far sera, io bevo
cioccolata e Vecchia Romagna,
pregiato brandy, sulla terrazza
del Café International,
e leggo queste pagine di fuoco,
vertiginose. Anche per voi, Signora,
fu un tormento l’amore
e non finì bene, nonostante
il costo terribile. Avvolto
nei sussurri serali di questa
quieta città dove il rumore
più forte è un suono di passi
umani, siedo solo con la mia vita.
La notte scorsa ho preso
una gondola, fin oltre la Giudecca,
dritto nel chiar di luna.
Al mio rientro i monaci
di San Giorgio Maggiore
cantavano il mattutino.
Mi chiedo se sia possibile
essere più soli che a Venezia
in gondola sotto la luna
piena di giugno, con le due metà
del cuore come sola compagnia.

Traduzione di Francesco Dalessandro

da The complete poems of Kenneth Rexroth, Copper Canyon Press 2003

lunedì 2 ottobre 2017

IL MADRIGALE

10 - Torquato Tasso

*

Già non son io contento
lunge da voi, che sete il mio tormento,
in così dolce modo
m’arde il pensier; ma s’egli a voi mi giunge
io mi rimiro ed odo
allora più vicin che son più lunge,
ed amo ed ardo e godo
più del mio foco se maggior il sento.

*
Lunge da voi, ben mio,
non ho vita né core e non son io.
Non sono, oimè!, non sono
quel ch’altra volta fui, ma un’ombra mesta,
un lagrimevol suono,
una voce dolente; e ciò mi resta
solo per vostro dono:
ma resta il male onde morir desio.

*

Siepe, che gli orti vaghi
e me da me dividi,
sì bella rosa in te giammai non vidi
com’è la donna mia
bella, amorosa e pia;
e mentr’io stendo sovra te la mano
la mi stringe pian piano.

*

Tacciono i boschi e i fiumi,
e ’l mar senza onda giace,
ne le spelonche i venti han tregua e pace,
e ne la notte bruna
alto silenzio fa la bianca luna:
e noi tegnamo ascose
le dolcezze amorose:
amor non parli o spiri,
sien muti i baci e muti i miei sospiri.


venerdì 29 settembre 2017

John Keats

ODE SULLA MALINCONIA


I
No, no, non scendere nel Lete e non torcere
le tenaci radici dell’aconito per spremerne
un venefico vino; non patire sulla fronte
pallida il bacio della belladonna, rosso
chicco di Proserpina; non fare un rosario
con le bacche del tasso, né la lugubre falena
o lo scarabeo siano la tua Psiche funerea,
né il gufo sodale dei tuoi misteri del dolore;
viene ombra su ombra con troppa sonnolenza
a sommergere la vigile angoscia dell’animo.

II
Ma quando dal cielo un senso di malinconia
cadrà all’improvviso come il pianto della nube
che ai fiori il capo reclino solleva e disseta
e avvolge il verde colle nel sudario d’aprile,
sazia il tuo dolore su una rosa mattutina,
o sull’arcobaleno che fa l’onda salmastra
sulla sabbia, o sui globi opulenti delle peonie;
o se ricca di collera si mostra la tua amata
la morbida mano catturane, lascia che deliri,
nutriti fino in fondo di quegli occhi senza pari.

III
Lei con la bellezza dimora, sì, con la bellezza
mortale e con la gioia che con la mano alle labbra
invia l’addio; vicino al piacere che dà pena
e veleno diventa nella bocca mentre l’ape
lo succhia; sì, nel tempio del piacere
è il supremo santuario della velata Malinconia
che soltanto distingue chi sul fine palato
con la lingua può spremere un acino di gioia;
l’anima così gusterà la tristezza del potere
che tra i suoi nubilosi trofei la lascia sospesa.

Traduzione di Francesco Dalessandro

mercoledì 27 settembre 2017

Philippe Jaccottet

LA SEMINA, XIII

Di questa domenica un solo istante ci ha raggiunti,
quando la nostra febbre si è placata, e i venti:
e sotto le luci di strada le cetonie
si accendono, poi si spengono. Luminarie, diresti,
lontane in un parco, forse per la tua festa…
Anch’io avevo creduto in te, anch’io bruciavo
della tua luce, che poi mi ha lasciato. Il loro guscio
scricchiola secco mentre cade nella polvere. Altri salgono,
altri s’infiammano, e io sono rimasto nell’ombra.

Traduzione di Fabio Pusterla


da Il barbagianni. L’ignorante, Einaudi, 1992

lunedì 25 settembre 2017

Edoardo Ferri

FINGO

Fingo
una presenza che sia conforto
e ragione, conoscenza
della luce che ti sfiorava
con lievità e distanza
nel commiato del mattino;

se non sei qui con me
le impressioni sono tracce di
pietre miliari sulla tua strada,
chilometri di parole e segni,
pieghe delle mani in viaggio
verso l’impreciso disegno
                           dello sguardo.


(Inedita)

venerdì 22 settembre 2017

Rosita Copioli

BASTANO DUE?

Tu non lo sai perché io torno a contemplarti
ogni volta come fosse la prima
e mi stupisco per
l’entusiasmo davanti alla tua pelle
una cosa così strana
che elettrizza e placa
dà pace
pace elettrica beata
senza che nient’altro entri in mezzo
tra noi due.
Che cosa strana
questa gioia
pacatissima
che ha inghiottito tutte
le scintille nervose vibranti
le tiene in un ventre
d’acciaio temperato
non ne manca nessuna
ma bollono tanto
l’acciaio ne freme
duramente
gioiosamente.
Tu non sai, ma nemmeno io lo so,
perché questo struggimento, questa pacatezza,
questo entusiasmo, questa pienezza
avvenga e sia, e sia sempre, e sempre
mutino le forme, e si moltiplichi
una sostanza ferma come la roccia,
metamorfica come le nuvole del cielo.
Io vorrei entrare, ti confesso,
in questo mistero. Io sono, tu sei,
questo istero in due.
Più ci entro, e come non potrei esserci
più a fondo, come te?
Più ci entro, più capisco, e
più mi perdo e non capisco.
Bastano due, a fare smemorare
il mondo,
di ogni conoscenza?

da Le acque della mente, Mondadori, 2016



mercoledì 20 settembre 2017

Philip Larkin

LA FALCIATRICE

La falciatrice si bloccò, due volte; inginocchiandomi trovai
un porcospino imprigionato tra le lame,
ucciso. Era vissuto nell’erba alta del prato.

L’avevo già visto e gli avevo pure dato da mangiare, una volta.
Adesso avevo irrimediabilmente distrutto il suo mondo                                                                                                     /discreto.
La sua sepoltura non mi fu di nessun aiuto:

al mattino io mi risvegliai e lui no.
Il primo giorno dopo una morte, la nuova assenza
resta sempre lì – uguale;

dovremmo essere l’uno dell’altro attento,
e gentili anche, finché ci resta un po’ di tempo.

Traduzione di Enrico Testa


dall’introduzione di Finestre alte, Einaudi, 2002

lunedì 18 settembre 2017

Juan Ruiz

AMAMI

Amami come sai, con l’ansia del possesso
col brivido dell’unghia,
nella carne nell’ansimo nell’urto
dei corpi nel gemito nell’umida penombra
del tuo estuario e del nostro abbandono.
Regalami un’ora o una vita 
che sia eterna.

venerdì 15 settembre 2017

Edoardo Ferri

ADESSO MANCA IL RESPIRO

Adesso manca il respiro
gli alberi assorbono il vento
il rosso dell’alba cuce 
il pallido segno del giorno;
ora che sei qui
le montagne sono miniature
di nuvole cadenti.
Mentre mi baci un alto cielo 
si schiude e le tue mani
tracciano la chiara esattezza
di un’intera vita.

(inedita)

mercoledì 13 settembre 2017

Giovanni Giudici

I VECCHI

Non onorate i vecchi,
abbiatene pietà
perché sono gli specchi
di come finirà

tutta la vita per noi
che non abbiamo virtù:
vogliono i vecchi eroi
amore, ma non c’è più

nei vecchi nulla da amare,
lacrime, sesso e vino:
tutto dobbiamo odiare
nei vecchi, nostro destino.

Ladri di notti corte,
il giorno ci perderà:
coi vecchi la stessa morte
misura le nostre età.

da Poesie scelte, Oscar Mondadori, 1975


lunedì 11 settembre 2017

Carlo Roncalli

MADRIGALE

Mentre il più fido amor nutria per lei,
Lesbia sorprese Albin con questi detti:
“Tu per mille virtudi amabil sei;
Eppur Celso con tanti suoi difetti
Sa piacer, non so come, agli occhi miei.
Oh vani sforzi degli umani affetti!
Fuggo Celso per te, ma Celso io bramo,
E nel volerti amar sento ch’io l’amo.



venerdì 8 settembre 2017

Ezra Pound

LI BAI: RAMMARICO DELLE SCALE INTARSIATE

Già bianchi di rugiada
I gradini intarsiati,
Roride le mie calze
Velate, tanto è tardi.
Lascio cadere la tenda cristallina
E spio la luna nell’autunno chiaro.

Nota dell’autore - Scale intarsiate, quindi un palazzo. Rammarico, quindi c’è da lagnarsi di qualche cosa. Calze velate, quindi una signora di corte, non una serva che si lamenta. Autunno chiaro, perciò lui non ha la scusa del maltempo. In più, lei è venuta presto perché la rugiada non ha soltanto imbiancato le scale, ma bagnato anche le calze. La poesia è apprezzata soprattutto perché non esprime un diretto rimprovero.


da Cathay, versioni italiane di Mary de Rachewiltz, Einaudi 1993

mercoledì 6 settembre 2017

Carlo Alberto Parmeggiani

PSEUDO TEOGNIDE

Pur non vivendo allora di espedienti
né mettendo della neve nel bicchiere,
già in bilico era la mia sorte
ancor prima di venirmi meno.

Ma niente più mi esalta del sapere
che è di molti avere un destino
ed è per pochi non averne uno soltanto.


da Ventotto frammenti (di anonimi lirici greci), inediti

lunedì 4 settembre 2017

Juan Ruiz

PARLA LEI

1.

«I giorni i mesi: quante le domande
senza risposta! Notti e notti, oscure
d’angoscia e di domande.
Il tuo sonno ne è avvolto.
La mia insonnia ti veglia, sospirando
che qualche notte in sogno
risponderai. Chi sei? Come sei fatto?
Domande immense, queste.
Altre, fugaci e frivole, ti chiedono
cose più lievi. Ma tu non le senti.
Dormi e non dai risposte.
Quando all’alba ritornano è con loro
che mi alzo, con la stessa
volontà di sapere, con l’ansia
di conoscere senza ascoltare
le tue risposte. E ogni giorno
nasce col dubbio, non trova certezze».

2.

«Così mi offrivi il mondo, senza un tempo
certo per te e per me. Tu non parlavi
e il silenzio si nutriva di parole
non dette. Io accoglievo patimento
e desiderio (ma non erano il tuo stesso
desiderio e patimento). Ogni domanda
era un graffio una ferita. Ogni risposta
non data, aceto o sale su quella ferita...».

3.

«Io torno sempre a te,
con la disperazione e il desiderio,
spesso disorientata,
piena di dubbi e rabbia, ma ritorno
sempre a te,
con la stessa violenza
che da te mi allontana.
La testa, diffidente,
chiede di dimenticarti,
di non crederti e prova
a mettermi in guardia,
mi indica strade
più semplici e comode,
ma il cuore non la segue,
va per suo conto,
tira dritto, ti viene
dietro come un cane,
latra alle tue calcagna,
ringhia perfino perché tu ti volga,
ma se lo chiami viene a te
mansueto a mendicare le carezze».

(inedita)

venerdì 1 settembre 2017

IL MADRIGALE

9 - Gaspara Stampa

S’io credessi por fine al mio martìre,
certo vorrei morire;
perché una morte sola
non occide, consola.
Ma temo, lassa me, che dopo morte
l’amoroso martìr prema più forte;
e questo posso dirlo, perché io
moro più volte, e pur cresce il disio.
Dunque per men tormento
di vivere e penar, lassa, consento.

mercoledì 30 agosto 2017

Edoardo Ferri

POESIA DEDICATA ALLA SINFONIA LENINGRAD DI SHOSTAKOVICH

Cogliere traccianti di tempo
senza preavviso, lontani nell’inseguire
coni di luci alte e dilatate
cannoni, elmetti e sangue rappreso
nel clangore degli ottoni gelidi di
Leningrado; tu che hai subìto
l’eterno della guerra lampo
ora sai rivivere la sinfonia dell’attimo
che poi non resta molto; gli archi all’unisono
sono crescendo ruvido, questa battaglia
è  rappresentazione viva di te perduto
nella radura dove vegli sul giorno
lontano che porterà via la pioggia.


(inedita)

lunedì 28 agosto 2017

Eloy Sánchez Rosillo

DA CÉSAR FRANCK AD AUGUSTA HOLMÈS  
(Quintetto per piano in Fa minore)
                                                          
                                                         
1
(Molto moderato quasi lento – Allegro)

Quando più non speravo che qualcosa turbasse
la quiete ordinata che scelsi per la vita,
tu apparisti, e d’un tratto tutta la pace che poco per volta
pazientemente avevo conquistata se ne fuggì da me:
una vivida fiamma mi abita adesso l’anima.

Tu forse non comprendi cosa vuol dire questo per un uomo
che è stato sempre, come me, davvero molto solo
a dispetto di pochi amici, della loro fedele compagnia,
e della lunga gioia coniugale che mi ha dato mia moglie.

È come se d’un tratto nella desolazione
di un albero ancorato nell’inverno cantasse
un usignolo e i rami nudi sotto l’influsso della musica
la grazia ricordassero del verde.


2
(Lento, con molto sentimento)

La vita per me è stata un cammino assai duro
di fallimenti ai quali non piegai mai lo spirito,
perché ho sempre saputo che l’artista che lavora
con onestà al servizio del Signore e dell’opera
rare volte riceve l’attenzione della gente
del suo tempo; attenzione stimolante,
ma in fin dei conti all’arte innecessaria.

Sotto queste alte volte della chiesa è trascorsa
la parte più feconda e bella dei miei giorni:
cera ed incenso con i loro odori, nelle cerimonie
sacre, i brusii devoti dei fedeli in preghiera,
sempre mi accompagnarono, mentre io cercavo,
seduto qui nel coro, alla tastiera docile
di quest’organo amico, d’esprimere nel modo
migliore l’inquietudine che mi serrava il petto.

Sono stato felice, in certo modo, perché accettai
con umiltà il fluire quasi anonimo
del destino, sebbene a volte scoramento e noia
mi venissero accanto.

3
(Allegro non troppo, ma con fuoco)

                                           Ma oggi so che la gioia
fu solo l’ignoranza del tuo arrivo in un giorno
qualunque, che è bastata la tua sola presenza
a distruggere la pace ottenuta con sforzo.
Come negarmi alla dolcezza con la quale mi guardi,
al riso così libero, al fulgore che t’avvolge,
alla luce che brilla sul tuo labbro quando mi chiami.

Io non so, non lo so, ma benedico questa follia
che mi scuote lo spirito e mi riempie di sole se ti vedo.
Ringrazio Dio per averti creata, per averti concesso
di venire ad un tratto a cambiarmi la vita;
perché ormai io non sono più lo stesso, benché agli occhi
di tutti sia quello di sempre e nessuno, nessuno sappia
che penso solo a te, che ti amo e che per te è la mia musica.

Traduzione di Francesco Dalessandro


da Hilo de oro, Antología poética, 1974-2011, Catedra, 2014


                                           
https://www.youtube.com/watch?v=UPuRosNmLfE 

venerdì 25 agosto 2017

Carlo Alberto Parmeggiani

PSEUDO STESICORO

Se di salso sapevano le labbra
di bianca dea fanciulla che Odisseo
impaurito dalle onde di Scherìa trasse,
di mele Cidonie sanno le tue,
dispensatrici di dolcezze
che mi traggono fuori dall’autunno
e dall’abisso
del nero Tàrtaro che aspetta
ch’io discenda nei suoi recessi cupi.


da Ventotto frammenti (di anonimi lirici greci), inediti

mercoledì 23 agosto 2017

Corrado Govoni

GOVONILAMPI

*

una rondine ha fatto
il nido nel tuo reggipetto

*

Alla luce dei fulmini incursori
la casa fu castello di fantasmi,
era mortale entrarvi,
chiamata dall’amore.

Restasti scalza, senza volontà
            sulla soglia allagata,
sopra la rossa soglia flagellata

            così assente e smarrita

            con la sola camicia della luna

*

da una finestra altissima
una ragazza nuda piena
illumina la via deserta

da Govonilampia cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981


lunedì 21 agosto 2017

Juan Ruiz

ESSENDO TU L’AMORE

Essendo tu l’amore (immaginai),
appena mi guardasti e con dita
che indovinano il tempo toccasti
il presente suscitando un me
da me diverso (che con quel
minimo gesto te divenne, oh
perdendosi e trovandosi, nuovo
fato) nascesti dall’assenza,
pensiero unico a mostrare il
miracolo, sogno che non può
cambiare e correggersi mentre
rivive in te solo la parola
amore, tu essendo l’amore.


(inedita)

venerdì 18 agosto 2017

David Maria Turoldo

NON DITE MAI

Non dite mai cosa sia la vita:
un pozzo d’acqua sorgiva
nel deserto,
la ghirlanda di colori
intorno al collo dei colombi in amore
un raggio di luce nel buio di una cella
o il silenzio dell’alba
quando sorge la luce…

da Il grande male, Oscar Mondadori, 1992