venerdì 18 agosto 2017

David Maria Turoldo

NON DITE MAI

Non dite mai cosa sia la vita:
un pozzo d’acqua sorgiva
nel deserto,
la ghirlanda di colori
intorno al collo dei colombi in amore
un raggio di luce nel buio di una cella
o il silenzio dell’alba
quando sorge la luce…

da Il grande male, Oscar Mondadori, 1992


mercoledì 16 agosto 2017

Juan Ruiz

COME AVERTI, TU LONTANA

Come averti, tu lontana, se l’estiva
vertigine del tempo ti nasconde
al desiderio, alle salive dell’amore?
E possederti se mi manchi?
Ti possiedo col ricordo e col sangue
che s’accendono quando ti penso.
Ti possiedo con la bocca affamata,
con le labbra, con la lingua lesta.
Ti possiedo in silenzio. Ti possiedo
con lo sguardo. Di più: con il pensiero.
Di più: con l’intenzione. Ti possiedo
con attesa e attenzione, con l’ansia.
Ti possiedo da lontano aspettando
il tuo ritorno, per riaverti e possederti
chino sulle tue labbra, nell’ardore
della penombra, nel fuoco del letto…

(inedita)

lunedì 14 agosto 2017

Francesco Paolo Memmo

NUGAE

Discorro di minime cose
di privati destini
ad esempio del miglio
da dare agli uccellini

Mento a me stesso nel sonno della mente

Mentre volano via le giornate
in forzato riposo
a me alieno
o in innocue battaglie
quanto meno

Oggi che la scrittura
non mi dà più piacere
anzi mi fa paura

*

Mi chiedo quale sia
e quale mai sarà
l’estrema unzione
l’estrema funzione
l’ultima poesia

il capitolo della
capitolazione

*

Vai piano, stai calmo, mi ripeto,
attento a non sbagliare, rifletti,
evita il trucco, scansa il tranello.

Ma poi dove la metti
l’ira, la rabbia, la sacrosanta
trasgressione del divieto,
l’inaudita voglia che m’agguanta
di vendicarmi a colpi di martello?

*

Geme un verso  sul fondo
della pagina

E se nelle sue sillabe
il segreto del mondo
si celasse?

Tu raccoglilo prima
che sia tardi
accompagnalo in rima
ad onta del ludibrio
come sopra un asse
sottile d’equilibrio


da “Cantrappunto”, bimestrale di poesia e arte, Piovan Editore, Novembre-Dicembre 1984

venerdì 11 agosto 2017

Juan Ruiz

TU NON ESISTI

Tu non esisti. Perché non ti vedo.
Questo dicono gli occhi, ma le mani
e le labbra ricordano tenere prove.
Sei vera e vieni e mi liberi dal dubbio
della tua inesistenza, liberandomi
così dal mio patire. A occhi chiusi
ti vedo e la voce, palpabile e densa,
combatte i miei dubbi per affermare
finalmente che esisti, che il patire
e il piacere mi accolsero e trattennero
redimendo col tatto anche il silenzio.

(inedita)


mercoledì 9 agosto 2017

Michele Colafato

BASHŌ E LA RANA

Un mattino il poeta Bashō
sentì una gran pace dentro
e invece di correre
a scrivere un haiku
si rilassò in quello che stava facendo
– stendere il bucato ad asciugare
sulla canna.
Fu in quel momento
che udì la rana tuffarsi
nel vecchio stagno: plof!

da AA. VV. Per una gentile compagna di viaggio, Dieci omaggi a Nancy Watkins, Fàmmera Edizioni, 2o17


lunedì 7 agosto 2017

Marco Caporali

CORPI SI OFFUSCANO

Corpi si offuscano alla distanza
nessun corpo fa ombra.
Sembra riposo lo stato d’allerta
per sentirsi più simili alle piante
e non cedere all’evidenza di coloro che se ne vanno
quando le nuvole assumono forma d’albero e gli alberi di nuvola.


da AA. VV. Per una gentile compagna di viaggio, Dieci omaggi a Nancy Watkins, Fàmmera Edizioni, 2o17

venerdì 4 agosto 2017

Edoardo Ferri

DI TE VORREI CAMBIARE

Di te vorrei cambiare
quelle mani tormentate
ma il tempo mi ha insegnato
che sono anch’esse canto
del tuo corpo impaziente
e lieve come la parola
preziosa delle tue caviglie.


(inedita)

mercoledì 2 agosto 2017

IL MADRIGALE

8 - Luigi Tansillo

Sol nacqui a tormentarmi
in questa valle d’ogni pena e doglia!
Ma chi di vita e libertà mi spoglia,
non voi, ch’io mi lamenti.
Fàllo sol, perché il duolo sia maggiore,
non sfogando l’ardore.
O vita piena di martìri e guai!
Io non cesserò mai
di dir: ch’è lieto sol chi more in fasce
ovver chi mai non nasce!

lunedì 31 luglio 2017

William Blake

IL GIORNO

Il sole s’alza all’Est,
Vestito d’abiti di sangue e d’oro;
E spade e lance e collera crescente
Tutto all’ingiro avvolgono il suo seno,
Di bellicosi fuochi incoronato e da voglie furenti.

traduzione di Giuseppe Ungaretti


Da Visioni, Mondadori, 1965

venerdì 28 luglio 2017

D. H. Lawrence

MATTINO DI PRIMAVERA

Ah, nel vano della porta
aperta c’è un mandorlo
infiammato di fiori.  
   – Smettiamo di litigare.

Tra il rosa e blu del cielo                           
e i fiori del mandorlo           
svolazza un passero.                                  
   – Ne siamo usciti,

finalmente è primavera!
Ma guarda, credendosi solo,
come fa il prepotente coi fiori!
   – Ah come, tu ed io,

saremo felici! – Ma lo vedi
come colpisce i ciuffi
dei fiori, l’impudente?                                      
   – Ma te la saresti sognata

tutta quest’amarezza?
Non pensarci, è finita, è primavera.
Saremo un’estate felice,                            
   una tenera estate.                         

Siamo morti, abbiamo ucciso e siamo stati uccisi.
Non siamo più gli stessi.
Mi sento nuovo e ansioso
   di ricominciare.

Che bello vivere e dimenticare,           
sentirsi davvero nuovi.                                   
Lo vedi il passero tra i fiori?
   Che chiasso sta facendo?

Crede che tutto il cielo azzurro      
conti meno dell’ovetto azzurro
che ha nel nido – saremo felici          
   tu ed io, io e te.

Più niente per cui litigare
ancora – almeno tra di noi.
Guarda che meraviglia il mondo
   fuori dalla porta!


Traduzione di Francesco Dalessandro

mercoledì 26 luglio 2017

Michele Colafato

PIETRE D’INCIAMPO

Abbiamo bisogno di pietre
d’inciampo di sentire nei nervi
e nei muscoli il morso
dell’ansia e dell’impazienza
e imparare l’attenzione a quello
che vogliamo o non vogliamo
e a quello che ci spetta

Mosè balbuziente di parola
incespica nei suoni
Giacobbe zoppicando fuori

dal guado balbetta nel passo

(inedita)

lunedì 24 luglio 2017

Kenneth Rexroth

QUANDO NOI CON SAFFO

« … vicino all’acqua gelida
il vento suona tra i rami
del melo, e dalle foglie tremanti                 
il sonno si versa… »

Siamo qui, in un frutteto incolto,
pieno d’api d’un podere in rovina
del New England, distesi
con l’estate fra i capelli e l’odore
dell’estate sui nostri corpi uniti,
l’estate nelle bocche, l’estate
nei frammenti luminosi di parole
di questa greca morta.
Smetti di leggere. Piegati.
Dammi la bocca. Eguaglia,
la tua grazia, la bellezza del sonno.
Mi vieni incontro come un’onda
che si muove nel sonno. Il tuo corpo
s’espande nel mio cervello                 
come un’estate piena di uccelli;
non come corpo o cosa a sé stante
ma come nembo che incombe
su ogni altra cosa al mondo.
Appoggiati a me. Sei bella,
bella come la piega
delle tue mani nel sonno.

Siamo invecchiati, nel pomeriggio.
Qui, nel nostro frutteto adesso abbiamo
l’età di Saffo, ovunque sopra mari
lontani la sua polvere sfavilli
e sparsa lampeggi sulla cresta
delle onde o macchi la conchiglia
del murice. Intorno a noi
la vecchia fattoria sprofonda
nel miele del caos estivo.
In quelle isole lontane i templi
sono stati abbandonati e il marmo
è color miele selvatico.                                                                     
Non resta nulla dei giardini
che un tempo li circondavano, delle
grasse zolle segnate dagli zoccoli.
Solo erba di mare resiste
sulla pietra sgretolata,
sui gradini scheggiati,
solo il blu e il giallo
del mare, e in lontananza
gli scogli rossi oltre la baia.
Piegati indietro.
Ora, la sua memoria è sulle nostre
labbra. Attraverso il caos estivo i baci
ci cadono sul petto, sulle cosce.

Colossali cupole d’oro,
cumuli di nubi si levano
sull’ondeggiante, sibilante foresta.
L’aria preme la terra.
Il tuono scoppia sui monti.
Lontano, sugli Adirondacks,
un lampo tremola, quasi invisibile
nel cielo vivido, violetto
contro il grigio carico
dell’ombra di nuvole grasse.  
La fresca chioma virile
dei temporali spazzola
il gonfio orizzonte. Togliti
scarpe e calze. Ti bacerò
le dolci gambe e i piedi
mezzo sepolti nell’intrigo
di maleodoranti fiori estivi.                     
Spogliati. Voglio schiacciare
la tua carne d’estivo miele
contro il suolo caldo, e sull’erba
pesta, pungente di mezza
estate. Lascia che il tuo corpo
scenda come miele tra le calde
ruvide dita dell’estate.

Fermati. Aspetta. Basta poco.                        
Baciami con la bocca umida e aspra,
la tua bocca che ha lo stesso sapore
della mia carne. Leggi ancora
per me la musica sinuosa
di quella lingua che comprende tutte
le altre lingue ed è un’opera d’arte.
Leggimi ancora quelle singole,
toccanti parole salvate
da filologi antichi per spiegare
coniugazioni e declinazioni
di morti ancora più antichi.
Piegati nell’incavo del mio corpo.
Premi le tue spalle contuse
contro i madidi peli del mio corpo.
Baciami ancora. Pensa, dolce linguista,
che al mondo l’ablativo è impossibile.
Nessun altro qui ci aiuterà.
Dobbiamo aiutarci reciprocamente.
Il vento s’allontana lentamente
dalla tempesta; vira sulle creste
boscose; fischia nelle valli.
Qui siamo isolati, l’un con l’altra;
e c’è isolamento al di là
di questo frutteto, l’isolamento
del mondo intero. Non lasciare
che s’intrometta mai niente
nella solitudine di questo giorno,
di queste parole, isolate da lingue
morte, di questo frutteto, nascosto
ai fatti e alla storia, di queste ombre
in armonia con la luce estiva, tutt’insieme
isolati oltre la reciprocità del mondo.

Non dire altro. Non parlare.
E non rompere il silenzio
finché l’uno dell’altra non saremo
stanchi. Facciamo correre le dita
come lame d’acciaio sui contorni
dei nostri corpi dorati. Non parlare.
Il mio viso affonda nell’estate
invischiata dei tuoi capelli.
Il ronzio delle api è cessato.
La quiete cade come una nube.
Taci. Lascia andare il tuo corpo
nel silenzio pieno di stupore
dell’estate compiuta –
indietro, indietro, all’infinito –
le nostre labbra, deboli,
esangui per l’immobilità.
Guarda. Il sole è tramontato.
Ora ci sono lunghe luci ambrate
sui tronchi spaccati dei vecchi meli.
I nostri corpi s’avvicinano
come nel sonno; esausti
e sazi insieme, come l’estate
va verso l’autunno e noi,
con Saffo, incontro alla morte.
Le mie palpebre sprofondano nel sonno
nel caldo autunno dei tuoi capelli sciolti.
Il tuo corpo tra le mie braccia
si muove sul bordo del sonno;
e è come se tenessi
tra le braccia il serale
cielo estivo pieno d’uccelli.


 Traduzione di Francesco Dalessandro

da The complete poems of Kenneth Rexroth, edited by Sam Hamill & Bradford Morrow, Copper Canyon Press, 2003.

venerdì 21 luglio 2017

D. H. Lawrence

SORGERE DELLA LUNA


E chi ha visto la luna, se non l’ha vista
sorgere dalla stanza del profondo,
nuda e arrossita e imponente, come dalla stanza
di compiuti sponsali, sorgere e scagliare
sull’onda la confessione del piacere,
spargendo sulle onde i segni della propria
estasi finché la sua lucida bellezza,
nota e dispiegata finalmente, vibri dinanzi
a noi certi che la bellezza è cosa imperitura,
che un’intensa, perfetta esperienza non cede
al nulla, e che il tempo offuscherà la luna
ben prima che la nostra completa consunzione
sia oscurata o trascorsa, qui, in questa strana vita.

Traduzione di Francesco Dalessandro




mercoledì 19 luglio 2017

Corrado Govoni

STAGIONI

Quando sono le rondini nel cielo
calde leggiere ciglia, è primavera.
Ed è già autunno
quando stanno sui fili della luce
come gocce una bianca ed una nera


da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981

lunedì 17 luglio 2017

William Blake

MATTINA

Per trovare il sentiero Occidentale,
Dritto attraverso le Porte dell’Ira
Affretto la mia marcia;
Dolce Mercé mi guida
Con tenue gemito di pentimento:
Vedo l’erompersi del giorno.

La guerra delle spade e delle lance
Con rugiadose lacrime fondendosi,
Si esala su;
Il Sole è liberato dai timori,
E con riconoscenti, dolci lacrime
Ascende in cielo.

traduzione di Giuseppe Ungaretti

Da Visioni, Mondadori, 1965


venerdì 14 luglio 2017

Juan Ruiz

NO, NON AVREI SPERANZA SE LONTANO

No, non avrei speranza se lontano
dal tuo sguardo e sorriso si spegnesse
la piccola luce del mio sguardo,
se non potessi più piegarmi a cercarti
né ferirti né bere alla fonte
delle labbra, se non mi stringessi
tra i ginocchi, se non ti sentissi
più venire con spasimo nel sangue.
E, no, non ci sarebbe più speranza
per me se tu non mi accogliessi
ancora nel tuo grembo e non potessi
più morire e rinascere in te
nel tuo ventre fra i piccoli seni
di donna abbandonata all’amore.
E non potrei, no, non potrei più vivere
senza quel tormento senza quel
fremito di morte quello spasimo di vita.

(inedita)


mercoledì 12 luglio 2017

Juan Ruiz

 TE NE VAI. MA TI LASCI SEGUIRE


Te ne vai. Ma ti lasci seguire.
Mi lasci ma resti, leggera,
mia mira e miraggio. Ti seguo
e accompagno
e ti piace che io t’accompagni.
Senza nulla sapere senza conoscere
i tuoi pensieri, senza
pretendere nulla, nulla chiedere.
Non ti vòlti e non mi guardi.
Quando mi guardi è solo per capire
se mi sono distratto e puoi ancora
contare sulla fedeltà del mio sguardo.
Non mi dai niente ma è solo
un modo per dare tutto
senza che qualcuno se ne accorga,
per non rivelare ad estranei
com’è intimo e pieno il tuo darti
al mio sguardo, com’è completo
il dono che mi fai.
In ogni passo in ogni piccolo e segreto
gesto tu t’abbandoni al desiderio
camminando e lasciandoti seguire.

(inedita)


lunedì 10 luglio 2017

Juan Ruiz

AMORE E DESIDERIO

Così tenero, l’amore! Ma assetato come lama
o spada. Tenero e forte
il desiderio ti cerca e ti prega. Ma sa essere
anche egoista. Tenere mani e dita
quando ti toccano o sfiorano,
ma anche dure decise pronte a tutto
pronte a stringerti, a farti male.
Teneri sono gli sguardi se ti guardo
ma avidi e foschi e disperati
quando sento il deliquio nel sangue...
Oh ma guardami toccami! Amami
teneramente se vuoi, ma appagami saziami
sentimi vivo come viva ti sento
quando piegato bevo alle tue labbra,
quando mi accogli e quando anche mi uccidi.

(inedita)


venerdì 7 luglio 2017

Corrado Govoni

GOVONILAMPI

*

una rondine ha fatto
il nido nel tuo reggipetto

*

Alla luce dei fulmini incursori
la casa fu castello di fantasmi,
era mortale entrarvi,
chiamata dall’amore.

Restasti scalza, senza volontà
            sulla soglia allagata,
sopra la rossa soglia flagellata

            così assente e smarrita

            con la sola camicia della luna

*

da una finestra altissima
una ragazza nuda piena
illumina la via deserta



da Govonilampi, a cura di Pietro Cimatti, Edizioni della cometa, 1981

mercoledì 5 luglio 2017

William Blake

NON SONO PIÙ DOLCI LE GIOIE DEL MATTINO

Non sono più dolci le gioie del mattino
Di quelle della notte?
Hanno forse vergogna della luce
Le gioie gagliarde della gioventù?

L’età e la malattia silenziose predino
Le vigne della notte;
Ma chi di gioventù gagliarda brucia
Ne colga i frutti davanti alla luce.

traduzione di Giuseppe Ungaretti


Da Visioni, Mondadori, 1965

lunedì 3 luglio 2017

IL MADRIGALE

IL MADRIGALE

7 - Anton Francesco Grazzini

Aspetta, unico figlio,
anzi tempo chiamato al sommo regno,
aspetta, anch’io men vegno
a tanta pace, e dietro mi t’appiglio:
ma chi pur mi ritorna al duro esiglio
di questa mortal vita?
Tu, cara, ove ten voli,
che senza me non suoli
muovere un passo, scorta mia gradita?
Ove ten voli, e non mi porgi aìta?


venerdì 30 giugno 2017

Carlo Alberto Parmeggiani

PSEUDO CALLINO

L’orda selvaggia dei Cimmèri,
avvolta da nebbie e fredde nubi,
già discende dal Nord e già disprezza
l’impalpabile mollezza che corrode
il nostro animo piccino.
Dal petto non sgorga più il coraggio
ma lamenti di cerva intimorita,
l’agiatezza di anni ha infiacchito
le membra che reggono alla sete
soltanto orci di vino che aumentano l’arsura
e la lucente Aurora altro non vedrà
che l’ora nostra del distacco dalla vita.


da Ventotto frammenti (di anonimi lirici greci), inediti

mercoledì 28 giugno 2017

Domenico Adriano

HO FATTO UNA PASSEGGIATA

«Ho fatto una passeggiata per vedere
le mie piante: i melograni verdissimi
e pieni di piccoli frutti, sulle viti
grappoli acerbi d’uva, le amarene
ancora sull’albero
già appassite. Ho incontrato
un albero di fichi
dal vecchissimo tronco così saldo
e forte che mi ha commosso».

«Questa è l’ora delle cicale»,
ti meravigli – è estate,
la stagione che ami; e io
per questa poesia antica
che mi doni, vorrei chiederti in sposa
ai tuoi genitori.
      
Roma, 9 luglio 2016


(inedita)

lunedì 26 giugno 2017

Juan Ruiz

TU SEI

La tua testa è un boschetto vivente
tutto pieno di foglie assonnate
è un regno di sovrana oscurità
la fronte ne è la luna i tuoi capelli
sono aceri in autunno le tue braccia
ricchi rami di mandorli fioriti
le tue mani la neve fragrante
le tue dita sono pioggia brezza
e salsedine marina il tuo respiro
i tuoi occhi sono timidi passeri
i tuoi seni due torniti alveari
sul giovane tronco del tuo corpo
le tue gambe due alberi di sogno
il loro frutto là in alto è cibo per l’amore.


(inedita)

venerdì 23 giugno 2017

Raffaela Fazio

ERO

«Tieni in vista
la fiamma
sulla torre».

Quella preghiera
è soffio che sovrasta
il muggito
le più nere creste.

Sette stadi
poca acqua
separa le due coste
eppure non ha fine
la distanza.

Vedetta
a chi ti affidi?
Al flutto al vento
maestri d’incostanza?

Lui venga presto!
Perché mai basta
la notte
alle sue braccia
per fendere le onde
del tuo corpo?

Perché esita a lungo?
Dove quei baci
disordinati
accumulati in fretta?

E se già stanco
prima dell’impresa
si fosse ormai arreso
a un altro letto?

Dicevi «Amare
è quello che mi resta».

Ma il dubbio
ti ha vinta.

La fiaccola
si è spenta.

da Ti slegherai le trecce, Coazinzola Press, 2017