lunedì 1 febbraio 2021

John Keats


Ode a Fanny 

 

 

I

Natura guaritrice, che il mio spirito sanguini! 

Allevia il cuore dai versi, lascia che riposi,

sul tuo tripode gettami finché la soffocante

onda del ritmo rifluisca dal mio petto colmo.

Un tema, un tema! Grande natura, dammi

un tema e cominci il mio sogno.

Vengo – ti vedo, là in piedi,

invitarmi ad uscire nell’aria invernale.

 

II

Ah, carissimo amore, dolce casa di paure,

di speranze, di gioie e d’affannate miserie, 

t’immagino, stanotte, vestire la bellezza

di quel delizioso sorriso

 – così brillante, così luminoso –,

che vidi con occhi rapiti, dolenti, tuoi schiavi,

perduto in un soffice sogno,

e che m’incantò, m’incantò!

 

III

Chi ora, con avide occhiate, divora il mio diletto?

Quale sguardo ora sfida la mia luna d’argento!

Ah, non farti nemmeno toccare la mano;

lascia, lascia che ardano gli innamorati,

ma, ti prego, non deviare così presto

da me la corrente del tuo cuore:

per carità, conserva

per me i battiti più rapidi.

 

IV

Conservali per me, dolce amore, sebbene la musica

voluttuose visioni diffonda nell’aria calda

e nuoti tra le pericolose ghirlande del ballo,

sii come un giorno d’aprile,

sorridente, freddo e gaio,

un giglio sobrio, sobrio quanto bello;

ma, oddio, serba per me

il giugno più caldo.

 

V

Ma tu dirai, Fanny, che non è vero:

metti la morbida mano sul seno di neve,

dove il cuore ti batte, e ammettilo – che è noto:  

la donna non deve essere

come una piuma sul mare,

spinta qua e là da venti e da maree?

e muoversi incerta

come il soffione sul prato?

 

VI

Lo so – e saperlo è la disperazione

per chi ti ama come me, dolce Fanny,

col cuore che ovunque ti segue palpitando,

e che quando te ne vai

non osa restare nella casa abbandonata:

l’amore, solo l’amore ha tante aspre pene;

perciò liberami tu, la più bella,

dal tormento di questa gelosia.

 

VII

Ah, se l’anima apprezzi, che ti è sottomessa,

più del misero, vano, breve orgoglio di un’ora,

nessuno profani la santa sede dell’amore

o spezzi con ruvida mano

la torta sacramentale:

nessuno tocchi il fiore appena sbocciato;

altrimenti si chiudano, amore,

i miei occhi per l’ultimo sonno.


Traduzione di Francesco Dalessandro


da Fammi lezione, Musa, Contatti, 2021

 

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