lunedì 13 gennaio 2014

Ligdamo

ELOGIO DEL VINO

Splendido vieni, Bacco (ed in eterno
viva il mistero della vite, cinta
d’edera sia la fronte), e col rimedio
della coppa allontana il mio dolore:
spesso, vinto, così cadde l’amore.
Spilla vino, ragazzo, e col falerno
schietto riempi i bicchieri. Via gli affanni,
genia crudele, via le angosce! Apollo
rifulga qui coi suoi cavalli alati.
Voi, amici, assecondatemi e nessuno 
rifiuti di seguirmi; e chi volesse
sfuggire la battaglia con il vino
sia tradito in segreto dall’amata.
Ti arricchisce nell’animo, e il superbo
l’abbatte, questo dio, e lo dà in balia
della sua donna; vince tigri armene,
vince fulve leonesse, questo dio,
anche ai violenti intenerisce il cuore.
L’amore ti fa questo, ed è capace
anche di peggio; perciò preferite
ciò che vi dona Bacco: a chi di voi
piace il bicchiere vuoto? Non inganna
nessuno, Bacco, e non guarda mai storto
chi col vino lo celebra. Si adira
solo con chi non beve. Perciò beva
chi lo teme. Le pene che minaccia,
e con che forza, lo attesta la madre 
cadmèa con la sua preda insanguinata.
Lungi da noi questa minaccia: l’ira
del dio la senta  lei, se è meritata.
Ma cosa invoco, folle? Questi voti
li disperdano i venti con le nubi
del cielo. Anche se non mi pensi
più, sii felice, Neèra, e luminosa
la tua sorte. Ora voglio, spensierato,
dedicarmi alla mensa, in questo giorno
finalmente sereno. Ah, simulare
la gioia che non c’è com’è difficile!,
e divertirsi quando il cuore è triste;
il sorriso è una smorfia sulle labbra
di chi mente e i discorsi ebbri hanno un suono
falso, se sei turbato. Ma perché 
mi lamento, infelice? Andate via,
turpi angosce: Lenèo padre detesta
parole malinconiche. Ragazza
cretese che piangesti, abbandonata 
in mezzo al mare ignoto, gli spergiuri 
di Teseo: ti cantò Catullo e disse
del tradimento dell’ingrato. Un monito:
fortunato chi impara dal dolore
degli altri a non soffrire. Da due braccia
gettate intorno al collo, da chi giura
e spergiura, guardatevi. Begli occhi,
belle bugie. Ma spergiuri di amanti 
Giove stesso non cura e li abbandona 
al vento. Perché allora mi lamento 
delle false parole, di promesse
non mantenute? Via da me, vi prego,
discorsi troppo seri. Lunghe notti
vorrei tenerti tra le braccia e lunghi 
giorni viverti accanto, con te, perfida
e con me ostile ma senza mia colpa, 
perfida, ma, benché perfida, cara. 
Bacco ama la sua naiade: coppiere,
perché sei così lento? L’acqua Marcia 
temperi il vino vecchio. La ragazza
volubile ha lasciato la mia mensa
desiderando chissà quale letto?
Non passerò la notte a tormentarmi
e a sospirare. Su, ragazzo, versa
un vino forte, puro. Già da tempo,
profumate le tempie con il nardo
di Siria, avrei dovuto incoronarmi
di ghirlande.

Traduzione di Francesco Dalessandro

1 commento:

  1. "Un monito: fortunato chi impara dal dolore degli altri a non soffrire." bea roba

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