venerdì 4 marzo 2022

Saffo

UNODE DI SAFFO 

(in un “travestimento arcadico settecentesco” che non spiaceva a Leopardi)


Contento al par de’ Numi

parmi colui, che siede

incontro a’ tuoi bei lumi

felice spettator;

che sparse le tue gote

talor d’un riso vede,

ch’ode le dolci note

dal labbro tuo talor.

 

Al riso, a’ detti usati

il cor, che s’innamora,

fra i spiriti agitati

non osa palpitar.

Veggo il tuo vago aspetto

e alle mie fauci allora

non somministra il petto

voce per favellar.

 

Tenta la lingua invano

d’articolar parola,

corre un ardore insano

di vena in vena al cor.

Un denso velo il giorno

alle mie luci invola;

odo confuso intorno,

ma non so qual rumor.

 

Largo sudor m’inonda,

spesso tremor m’assale,

al par d’arida fronda

comincio a impallidir,

sì nelle fredde membra

langue il calor vitale,

che a me vicin rassembra

l’istante del morir.

 

 

Da Le odi di Anacreonte e di Saffo recate in versi italiani da Francesco Saverio De’ Rogati, presso Angiolo Martini, 1783

 

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