mercoledì 12 maggio 2021

Marsden Hartley

 

JOHN DONNE NEL SUO SUDARIO

 

Fu un ingegnoso capriccio

vestirti

così.

Fu un’occasione a prestito

come certi abiti da sera affittati

per un ricevimento?

 

E il papavero bianco

che hai sopra la testa

significa forse che è bianco

quel che prima era rosso?

Perché rosso è il colore del vino pagano,

del vivace desiderio

e del fuoco carnale –

il bianco è di un abito tranquillo.

 

Comunque, se è il carattere

che si cerca in un volto,

io direi che osservare

John Donne

sarà abbastanza:

violenta passione trasformata in gelo

e gelida luce.


Nato a Lewiston, nel Maine, nel 1877, Marsden Hartley si trasferisce all’età di quindici anni a Cleveland, Ohio, dove impara a disegnare e a dipingere. I suoi primi soggetti sono farfalle, vermi e fiori, dipinti per un naturalista del posto. In seguito, Hartley studiò e visse per lunghi periodi a Parigi e Berlino e viaggiò molto in tutta Europa, dove si svolsero anche diverse mostre di successo dei suoi quadri; una, perfino nella casa del celebre pittore tedesco Max Liebermann. Per un certo numero di anni, quelli centrali della sua vita, risiedette in varie parti del Nuovo Mondo, come nel New Mexico, nella Nuova Scozia, e a Bermuda. Da ognuno di questi luoghi la sua arte trasse forza e trovò nuove intenzioni. L'ultimo e più fecondo periodo della sua vita trascorse tra New York e la costa del nativo Maine. Non si sposò mai, ma aveva una particolare predisposizione per l’amicizia; ebbe, infatti molti amici intimi, tra i quali c’erano artisti e scrittori di primo piano. Tra loro, era celebre per le sue lettere, ma di tanto in tanto scrisse saggi o poesie che vennero pubblicati su riviste prestigiose, come The Nation, The Dial e Poetry. In vita pubblicò quattro libri: un volume di critica d’arte e letteratura, Adventures in the Arts (1921), e tre piccole raccolte di versi, stampate privatamente: Twenty-Five Poems (1922), pubblicato a Parigi, Androscoggin (1940) e Sea Burial (1941), pubblicati a Portland, Maine. Una quarta raccolta, che aveva intenzione di pubblicare durante il 1943, non vide la luce a causa della sua morte. Durante la sua vita, dipinse circa un migliaio di quadri; alla sua morte lasciò più di cinquecento poesie manoscritte su taccuini, o dattiloscritte e accuratamente raccolte in cartelle, in aggiunta ai tre piccoli volumi pubblicati in vita. Le date di composizione sono spesso incerte, anche se la maggior parte dei testi appartengono ai suoi ultimi anni. Molti testi portano lo stesso titolo, trattano gli stessi argomenti, esprimono le stesse esperienze emotive dei suoi quadri più noti. I soggetti dei quadri: ritratti, figure, nature morte, paesaggi, si ritrovano con la stessa evidenza nei suoi scritti. Ma, cosa più importante, è un unico pensiero quello che produce, in pittura e in poesia, una singolare spontaneità e naturalezza di linguaggio, e offre un raro esempio di integrazione estetica. Nel 1945, Henry W. Wells, per The Viking Press, New York, curò una scelta delle sue poesie migliori, col titolo, appunto, di Selected Poems

Traduzione e nota di Francesco Dalessandro

da Selected Poems, The Viking Press, 1945 


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