lunedì 19 luglio 2021

Gino Scartaghiuande

CAVALLUCCI MARINI


I

Portandomi nelle calde case

aprire lo scrigno marino

dei cavallucci, in quel canto

di porte, interno di povera gente.

Io ti seguivo come il vento

salendo per l’androne antico

ove una rara maiolica riluceva

dei due fratelli.

E bello fu il tuo soprappensiero

di prima, se andare da solo

o insieme portarmi, e il negozio

lasciare incustodito.

Io venni con Francesco. Si affacciò

una signora all’uscio che salutai,

e con cui parlasti.

Su di un disimpegno sempre interno

di fronte all’orto che s’apriva

al piano alto della casa.


II

Dai cavallucci dobbiamo instradare

il disegno, che hanno una diaporia

per noi così faticosa da ricondurre

a mente, parte di noi e di loro,

natura e contro, spirito, e fulmine.

A volte con una mano sola

immersa nel mare azzurro

quei piccoli semi d’argento

quasi possono levarsi

dalle masse oscure dei fratelli

e farsi come uno di loro libero.

E su in alto nell’eremo

è il segno liberatore

che offusca ogni atto del giorno.


da Oggetto e circostanza, Il Labirinto, 2021

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